Commentarii in sex libros Pedacii Dioscoridis Anazarbei de medica materia, iam denuo ab ipso autore recogniti, et locis plus mille aucti. Adiectis magnis, ac novis plantarum, ac animalium iconibus, supra priores editiones longe pluribus, ad vivum delineatis. Accesserunt quoque ad margines Graeci contextus quam plurimi, ex antiquissimis codicibus desumpti, qui Dioscoridis ipsius depravatam lectionem restituunt. Cum locupletissimis indicibus, tum ad rem herbariam, tum medicamentariam pertinentibus

Autore: MATTIOLI, Pietro Andrea (1501-1577)

Tipografo: Vincenzo Valgrisi

Dati tipografici: Venezia, 1565

Formato: in folio

In folio (mm. 360x242). Pp. [172], 1459, [13]. Segnatura: *6, **8, A-M6, 2A-Z6, Aa-Zz6, Aaa-Zzz6, Aaaa-Zzzz6, Aaaaa-Zzzzz6, Aaaaaa- Ffffff6, Gggggg4, Hhhhhh6. Carattere romano, corsico e Greco. Marca tipografica al titolo e sulle carte Gggggg4v e Hhhhhh6v. Con il ritratto xilografico dell'autore a piena pagina a c. M6v e oltre 900 figure a tre quarti di pagina incise in legno nel testo, che raffigurano piante, erbe, animali, insetti e procedimenti di distillazione. L'ultimo fascicolo contiene il De ratione distillandi aquas ex omnibus plantis. Alle carte Gggggg4v e Hhhhhh6v firma di appartenenza di epoca posteriore (XVII-XVIII secolo) di un certo Dominque de la Roche e timbro della biblioteca dell'Academia literaria Rothomagensis (ossia di Rouen), che probabilmente ricevette il libro in dono dallo stesso De la Roche, che era uno dei membri (il timbro è ripetuto anche alla carta A1r). Legatura coeva (forse francese) in piena pelle su assi di legno, dorso a sette nervi con fregi e titolo in oro, piatti entro ricca bordura dorata con al centro un grande fleuron impresso in oro (legatura pesantemente, ma abilmente restaurata). Lievi tracce di umidità sull'ultimo fascicolo, qualche insignificante alone marginale su poche carte. Aloni più forti ai fascicoli dalla I alla M della prima sequenza. Piccoli fori tondi di tarlo nel margine inferiore delle carte preliminari non numerate senza danno al testo. Segno di tarlo nel margine interno delle prime 12 cc., con lieve perdita di testo. Segni di usura al titolo. Nel complesso ottima copia fresca e marginosa.

PRIMA EDIZIONE LATINA ILLUSTRATA CON LE FIGURE GRANDI. L'opera fu pubblicata per la prima volta a Venezia nel 1544 da Niccolò Bascarini e poi ristampata con alcune aggiunte nel 1548, nel 1550 e nel 1552. La prima edizione della versione latina, che fece conoscere l'opera in tutta Europa, uscì presso il Valgrisi nel 1554, accompagnata da oltre cinquecento piccole figure (cm 3,5x9,8) realizzate dall'illustratore udinese Giorgio Liberale (ca. 1527-1572).

Nel 1554 Mattioli si trasferì a Praga, presso la corte imperiale, in qualità di medico dell'arciduca Ferdinando. In quegli anni si trovava a Praga anche il Liberale. Questi, insieme a Wolfgang Meyerpeck (fl 2a metà del XVI secolo), disegnò un nuovo set di figure di grande dimensione (cm 22x16) per illustrare i commentari del Mattioli. Le nuove figure furono stampate per la prima volta a Praga nel 1562 dall'editore Georg Melantrich, che era in rapporti associativi con il veneziano Vincenzo Valgrisi, a corredo della prima versione in boemo dell'opera. L'anno seguente Georg Handsch, sempre in collaborazione con il Valgrisi, le ristampò a Praga per la prima edizione in tedesco del Mattioli. Successivamente le preziose matrici in legno giunsero a Venezia nella bottega del Valgrisi, che se ne servì per la presente edizione, per la quale fu appositamente intagliato anche un nuovo ritratto dell'autore in medaglione. Il nome dei due artisti compare nella dedica (c. 2ast1v) all'imperatore Massimilano II, mentre risulta sconosciuto il nome dell'incisore che si firma con il monogramma “G.S.”.

Insieme ai legni realizzati da Hans Weiditz per l'erbario di Otto Brunfels (1530-32) ed a quelli incisi da Veit Rudolph Speckle su disegno di Albrecht Meyer per il De historia stirpium di Leonhard Fuchs (1542), le xilografie del Mattioli rappresentano l'apice dell'illustrazione botanica di grandi dimensioni del Cinquecento: “morphologically detailed and carefully shaded images whose style contrasts notably with the airy, simple elegance of Fuch's illustrations. Apart from the close massing of foliage, fruit and flowers, such details as veins and even hairs are often depicted or suggested with great skill” (G. Bridson-D.E. Wendel, Printmaking in the Service of Botany, Pittsburgh, 1986, pp. 24-25). Esse continuarono ad essere utilizzate anche dopo la diffusione dei primi erbari con incisioni in rame. Ancora nel 1755 il botanico francese H.L. Duhamel du Monceau se ne servì per il suo Traité des arbres et arbustes.

Tutti i botanici del Cinquecento furono in un certo senso traduttori o commentatori di Pedanius Dioscorides, medico greco nato ad Anazarbo in Cilicia e vissuto nel primo secolo, che lasciò un erbario conosciuto con il titolo latino di De materia medica. Fino ancora nel Settecento inoltrato ogni indagine identificativa sulle piante aveva come punto di partenza il testo del medico greco.

I Commentarii di Mattioli, con oltre sessanta edizioni in italiano, latino, ceco, francese e tedesco, furono sicuramente il più popolare erbario della seconda metà del Cinquecento. Grazie alle aggiunte apportate al testo di Dioscoride (che Mattioli conobbe nella traduzione latina di Jean Ruel), all'identificazione delle piante elencate dal medico greco e alla descrizione di molte nuove piante scoperte dall'autore durante i suoi viaggi o segnalategli da qualcuno dei suoi numerosi corrispondenti, Mattioli divenne l'autorità europea indiscussa in materia per oltre cinquant'anni.

A Mattioli si deve la scoperta o l'identificazione di circa duecento piante. Egli fu in corrispondenza in Italia con Ulisse Aldrovandi e Luca Ghini, prefetto dell'orto botanico di Pisa e maestro di Luigi Squalermo, detto l'Anguillara, a sua volta prefetto dell'orto botanico di Padova (i due orti si contendono il primato di anzianità in Europa); fuori dall'Italia con Conrad Gesner, Ogier Ghiselin de Busbecq, ambasciatore imperiale a Costantinopoli, e Willem Quackelbeen, medico di quest'ultimo.

Pietro Andrea Mattioli nacque a Siena nel 1501. Laureatosi in medicina a Padova nel 1523, esercitò la professione a Perugia e Roma, prima di trasferirsi nel 1527 a Trento, dove divenne medico personale di Bernardo Clesio, principe-vescovo della città. Dopo la morte di quest'ultimo, avvenuta nel 1539, si recò a Gorizia con la carica di medico cittadino, rimanendovi fino al 1554. In quell'anno fu chiamato a Praga alla corte imperiale, dove venne nominato medico personale dell'arciduca Ferdinando e successivamente dell'imperatore Massimilano II. Nel 1570 fece ritorno a Trento, dove morì di peste nel 1577.

C. Nissen, Die botanische Buchillustration, Stuttgart, 1966, 1305; G.A. Pritzel, Thesaurus literaturae botanicae, Milano, 1950, nr. 5985; Edit 16, CNCE39013; A. Arber, Herbals their Origin and Evolution, Cambridge, 1912, pp. 79-85 e 186-190; D.S.B., IX, pp. 178-180; Adams, D-672; Hunt, 94; Bridson-Wendel, Printmaking in the Service of Botany, Pittsburgh 1986, nr. 5.


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