Della nuova poesia overo delle difese del Furioso, dialogo [...] Nel qual non pur si risponde alle oggettioni, che si muovono contra questo poema; [...] ma si fa toccar con mano, che d'artificio, & di eccellenza supera l'opere maggiori di Vergilio, & di Homero; & si discorrono molte cose intorno alla nuova poesia

Autore: MALATESTA, Giuseppe (ca. 1545-1610)

Tipografo: Sebastiano Dalle Donne

Dati tipografici: Verona, 1589


In 8vo (mm. 139x88). Pp. [16], 285, [3]. Segnatura: *8 A-S8. Le carte *1 e S8 sono bianche. Marca tipografica al frontespizio e, diversa, in fine. Pergamena rigida del Settecento. Qualche leggero alone marginale, sporadiche bruniture su poche carte, margini sobri, ma ottima copia.

Prima edizione di questo dialogo in difesa dell'Ariosto, che si colloca all'interno della querelle cinquecentesca tra sostenitori del Furioso e sostenitori della Gerusalemme liberata del Tasso. Scritto in forma di dialogo ambientato a Tivoli presso Villa d'Este e dedicato al duca di Ferrara Alfonso II, il Della nuova poesia vede tra gli interlocutori il Molfetta, avverso al poema e al suo autore, il quale sostiene che a sfavore di Ariosto parla il fatto “che il Furioso diletti in gran maniera agli uomini rozzi, & volgari”: a queste accuse replica il Malatesta, che al contrario vede nella popolarità del romanzo ariostesco uno dei motivi della sua superiorità, giungendo a ipotizzare che il Furioso possa superare, per stile e poetica, l'opera di Virgilio e Omero.

“The main current of the discussion is rejoined, in 1589, in Gioseppe Malatesta's Della nuova poesia overo delle difese del Furioso, dialogo. Perhaps because the dialogue is set in 1581, there is here again no mention of Tasso; the defense of Ariosto is the sole concern […] As Lombardelli had done for Tasso in 1586, Malatesta summarizes the objections that had been raised against Ariosto […] Malatesta's reply to all these objections is contained in his theory of the ‘new poetry', to which he gives the name ‘poesia romanzesca' […] Malatesta's apology for Ariosto is thus general rather than specific in character. Rather than answering point by point the objections which he had originally listed, he establishes a new theoretical basis in the apology for the romance as a literary form. It is a form which, in his time, pleases a large audience through its appeal to their desire for pleasure in literature. Its popularity is its justification. And since Ariosto is the most perfect and the most popular of all writers of romance, what more need one say about his poem or the genre which it represents?” (B. Weinberg, A History of Literary Criticism in the Italian Renaissance, Chicago, 1961, pp. 1043-1045; vedi anche pp. 332-334 e 662-666).

Edit 16, CNCE4608; Weinberg, p. 1134.


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