Dialogo de’ giuochi che nelle vegghie sanesi si usano di fare. Del Materiale Intronato

Autore: BARGAGLI, Girolamo (1537-1586)

Tipografo: Giovanni Antonio Bertano.

Dati tipografici: Venezia,   1575


In-8vo (mm. 148x98). Pp. [16], 17-288. Segnatura: A-S8. Marca editoriale al frontespizio, capilettera e piccoli fregi xilografici. Le carte preliminari comprendono: una nota dello stampatore ai lettori, l'indice alfabetico dei giochi di cui si discorre nell'opera e la dedicatoria a Isabella de' Medici Orsina Duchessa di Bracciano. Due note di possesso un po' sbiadite al frontespizio: “Galeatij Vicomerius” e “G.V.”. Piena pergamena floscia coeva con due nervi passanti (un po' sporca, risguardi rinnovati). Minimo restauro al margine inferiore interno delle prime tre carte ben lontano dal testo. Ottima copia lievissimamente brunita.

RARA EDIZIONE (la prima apparve a Siena nel 1572 presso i torchi di Luca Bonetti) di questo fortunatissimo dialogo più volte ristampato fino alla fine del secolo. Nella dedica si dice che l'opera venne scritta “già più anni” e pubblicata senza la revisione dell'autore, che nel frattempo datosi “tutto all'avvocazione e al foro”, non volle più porvi mano e pensiero. Scritto in età giovanile, è una testimonianza di riconoscenza per l'Accademia degli Intronati, da cui l'autore (il Materiale) in seguito si allontanò.

“Un tono di sincero rimpianto per la decadenza di certe belle usanze accademiche circola nelle due parti dell'opera e anima talora poeticamente la disputa tra i vari interlocutori (alcuni giovani Intronati riuniti intorno a Marcantonio Piccolomini, detto il Sodo, che rappresenta la vecchia generazione dei letterati senesi). La materia, futile nella sostanza, è tuttavia ricca di allusioni a una consuetudine letterario – mondana che tendeva, come nel Cortegiano del Castiglione e negli Asolani del Bembo, ad affermare l'ideale di una civile conversazione tra dame e cavalieri fondata su un equilibrato contemperamento di esigenze artistiche e spirituali” (D.B.I., s.v.).

Nella prima parte l'autore distingue fra giochi di spirito, d'ingegno, di scherzo e di piacevolezza, quindi li elenca in un fitto catalogo accompagnato da una minuta descrizione. Per gioco qui s'intende in sostanza il gioco di società come forma di intrattenimento autonomo, la cui priorità è rivendicata al cenacolo senese dove sorse nelle veglie di carnevale. Preoccupazioni riformistiche affiorano qua e là nell'opera, in particolare nell' “indice de' giochi proibiti”, ossia quelli di scoperta “sudicezza” e soprattutto quelli con figure di frati e monache, nei quali è inevitabile che “un certo dispregio de' religiosi non nasca”.

La seconda parte è invece più varia e tenta di determinare, sul modello del Cortigiano, un ideale di perfetto accademico. Bargagli si sofferma in particolare sulla creazione di quella sorta di enigmi aristocratici che sono le imprese e sul novellare.

Melzi, I, 169; Adams, B-199; Gamba, 1237, Pitré, 2183.


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