Il Nuovo ed eterno Testamento di Giesu Christo

Autore TEOFILO, Massimo tr. (1509-1587).
Tipografo Jean de Tournes and Guillaume Gazeau
Dati tipografici Lyon, 
Prezzo 3.500,00
Il Nuovo ed eterno Testamento di Giesu Christo

Bibbia protestante in volgare

 

Due parti in un volume in 16mo (mm. 112x75); sobria ma raffinata legatura del primo Seicento in marocchino color testa di moro, dorso a 4 nervi con fregi e filetti in oro, piatti entro duplice filettatura dorata con fleurons angolari, tagli dorati (lieve danno all'angolo superiore esterno del piatto anteriore, per il resto ben conservata); pp. 500, [4], 377, [7]. Frontespizio stampato in nero e rialzato con oro liquido entro elegante bordura xilografica. Con 97 illustrazioni xilografiche nel testo a ¾ di pagina (di cui 5 ripetute), che furono realizzate da Bernard Salomon per Jean de Tournes, il quale le utilizzò più volte nelle varie edizioni della Bibbia da lui stampate nel corso degli anni Cinquanta del secolo. Carattere italico di piccole dimensioni attribuito a Robert Granjon. Antico restauro al verso del frontespizio e sulla carta successiva che comporta una minima perdita nella bordura del titolo, margini sobri, ma ottima copia in elegante legatura antica.

SECONDA EDIZIONE della traduzione italiana del Nuovo Testamento da parte del monaco benedettino Massimo Teofilo, il cui nome compare solo in un avviso al lettore in calce al volume. La prima parte comprende i quattro Vangeli e gli Atti degli Apostoli; la seconda include invece le lettere di San Paolo, le Epistole canoniche e l'Apocalisse di Giovanni.

La prima edizione del volgarizzamento venne pubblicata sempre a Lione nel 1551 senza indicazioni di stampa, ma da confronti tipografici risulta riconducibile al tipografo Jean Frellon, che la stampò per conto del libraio italiano Pietro Perna (cfr. L. Perini, La vita e i tempi di Pietro Perna, Roma, 2002, pp. 400-401). Una terza edizione uscì poi dai torchi lionesi di Sébastien Honorat nel 1565.

La presente «edizione ripubblica il Nuovo Testamento lionese di cinque anni prima, e precisamente il suo stadio primitivo, privo cioè del testo calvinista Come Cristo è il fine della legge, eliminato però il nome del traduttore dal frontespizio. Alle pp. 4-6 è comunque pubblicata la dedica del Teofilo a Francesco de' Medici» (E. Barbieri, Le bibbie italiane del Quattrocento e del Cinquecento: storia e bibliografia ragionata delle edizioni in lingua italiana dal 1471 al 1600, Milano, 1992, pp. 341-342).

La traduzione del Teofilo fu condotta a partire da un confronto tra il testo originale greco e la versione latina della Bibbia nell'edizione zurighese curata da H. Bullinger e altri teologi protestanti, ma vi è chi sostiene che egli sia stato influenzato anche dal volgarizzamento di Antonio Brucioli. Nel 1559 l'opera fu posta da Paolo IV nell'Indice dei libri proibiti e, negli stessi anni, viene ricordata anche nel Postremus catalogus di P.P. Vergerio e negli atti del processo a Girolamo Donzellini (cfr. J.M. De Bujanda, a cura di, Index de Rome, 1557, 1559, 1564: les premiers Index romains et l'Index du concile de Trente, Sherbrooke 1990, pp. 129 e sgg.).

Il Nuovo Testamento del Teofilo, Le semenze de l'intelligenza del Nuovo Testamento di quest'ultimo e le Le dotte e pie parafrasi sopra le Pistole di Paolo dell'amico Cornelio Donzellini, tutte opere apparse a Lione nel 1551, sono strettamente legate sul piano testuale e interpretativo e possono essere ricondotte ad un gruppo riformatore presente a Venezia intorno al 1550, di cui facevano parte, oltre al Teofilo e al Donzellini, anche Lucio Paolo Rosello e Zuane de Honestis. Il gruppo mirava a diffondere le idee della Riforma in modo capillare, dimostrando una forte volontà di propaganda e un certo eclettismo dottrinale. Se è vero infatti, come si accennava più sopra, che Teofilo fu influenzato dal pensiero di Calvino e Bullinger, è recentemente emerso che il testo Il fine di tutta la scrittura del Nuovo Testamento raccolto sotto brevità, presente in tutte le edizioni del suo volgarizzamento (nella presente occupa le pp. 7-11 della prima parte), altro non è che una traduzione della seconda parte della Summa totius Sacrae Scripturae, che fu pubblicata per la prima volta insieme al Nuovo Testamento di Erasmo nell'edizione frobeniana del 1540 dell'Opera omnia erasmiana, pur non essendo attribuibile al grande umanista di Rotterdam. Già tradotto anche dal Brucioli, questo testo diventa nelle mani del Teofilo ancor più filo-protestante, in quanto il monaco fiorentino vi aggiunge espressioni tratte dalla Confessio Augustana e dalla Institutio Christianae religionis e sottolinea chiaramente come la giustificazione avvenga solo per i meriti di Cristo e non per quelli degli uomini (cfr. A. Del Col, Il Nuovo Testamento tradotto da Massimo Teofilo e altre opere stampate a Lione nel 1551, in: “Critica storica”, 15, 1978, pp. 138-171).

I primi due secoli della stampa videro una vera e propria fioritura di edizioni della Bibbia in italiano. Considerando non solo le edizioni integrali, ma anche quelle contenenti o solo il Vecchio Testamento o solo il Nuovo o solo i Salmi e l'Ecclesiaste, tra il 1471 (anno di pubblicazione del volgarizzamento di Niccolò Malermi) e il 1529 ci furono circa venti edizioni, tra il 1530 e il 1562 una cinquantina, negli ultimi quattro decenni del Cinquecento una ventina. Prima della metà del secolo le traduzioni furono realizzate in Italia e stampate nella quasi totalità a Venezia. In seguito maturarono ed apparvero praticamente tutte a Ginevra o Lione negli ambienti protestanti italiani, come conseguenza dei maggiori controlli delle autorità ecclesiastiche, che a conclusione dei lavori del Concilio di Trento finirono per mettere al bando tutte le stampe non autorizzate della Bibbia.

Nel periodo in questione si ebbero solo tre traduzioni complete della Bibbia: oltre a quella del Malermi, vi furono quella di Antonio Brucioli, pubblicata per la prima volta a Venezia da Lucantonio Giunta tra il 1530 (N.T.) e il 1532 (A.T.), e quella di Filippo Rustici, apparsa a Ginevra nel 1562 presso i torchi di François du Ron.

Delle tre versioni del solo Antico Testamento la più importante ed influente fu quella realizzata dal fiorentino Fra Sante Marmochino (Venezia, eredi di Lucantonio Giunta, 1538). Il Nuovo Testamento, sul quale si concentrò maggiormente l'interesse dei riformati e dei pensatori eterodossi, ebbe invece cinque traduzioni: quelle del domenicano fiorentino Fra Zaccaria (Venezia, Lucantonio Giunta, 1536) e del benedettino cassinese Fra Massimo Teofilo (Lione, 1551) e quattro anonime (Venezia, al segno della Speranza, 1545; Ginevra, Jean Crespin, 1555; Ginevra, Fabio Todesco, 1560).

Di particolare rilevanza fu senza dubbio la versione dell'umanista fiorentino Antonio Brucioli, più volte processato dall'Inquisizione per le sue idee religiose, il quale per primo tradusse i testi sacri partendo dagli originali in lingua ebraica e greca. La Bibbia del Brucioli, molto scarna al suo apparire e poi più volte ristampata con l'aggiunta di testi ausiliari di più o meno diretta impronta protestante, fu quella che maggiormente influenzò l'opera dei successivi traduttori. I rapporti di reciproca interdipendenza tra le varie versioni dell'epoca, tuttavia, sono a tutt'oggi ancora poco studiati.

Massimo Teofilo (Masi) nacque a Firenze nel 1509. Nell'ottobre del 1527, dopo la morte del padre, divenne monaco benedettino cassinese. Il cursus degli studi da lui seguiti comprese l'apprendimento del greco, del latino e dell'ebraico. A Milano completò poi la propria formazione umanistica. Corrispondente e amico del monaco Denis Faucher, abate a Lérins, è probabile che il Teofilo, mentre iniziava la traduzione del Nuovo Testamento, proseguita fra il 1548 e il 1550 probabilmente a Venezia e a Parma nel monastero di S. Giovanni Evangelista di cui divenne priore, fosse già in contatto con la rete editoriale del libraio Pietro Perna, attivo in quegli anni a Strasburgo, Lione e Basilea, da dove diffondeva libri di autori riformati a Venezia e Bergamo.

Dopo la pubblicazione de Il Nuovo ed eterno Testamento di Giesù Christo nuovamente da l'original fonte greca, con ogni diligenza in toscana tradotto, apparvero Le semenze de l'intelligenza del Nuovo Testamento, che formano il repertorio di parole essenziali alla lettura e comprensione del Nuovo Testamento, e l'Apologia overo Difesa sopra la sua tradozzione del Nuovo Testamento in volgare e di tutte l'altre Sacrosante Scritture volgarezate, entrambe pubblicate a Lione dal Frellon nel 1551.

Dopo avere forse soggiornato nel 1556 alla badia fiorentina, fu per un certo periodo a Subiaco in qualità di abate, quindi a Mantova presso la badia di S. Benedetto al Polirone. Nel 1557 divenne poi abate della badia di Firenze. Successivamente, processato dall'Inquisizione romana, fu assolto dall'accusa di eresia grazie all'intercessione di alcuni confratelli, ma il processo pose termine alla sua attività di traduttore ed editore di testi neotestamentari. Nel 1574 risulta essere alle Campore in Liguria, malato ma in rapporti con la corte Farnese di Parma. Il Teofilo morì a Piacenza nel monastero di S. Sisto nel 1587 (cfr. M. Morviducci, Un erasmiano italiano: il fiorentino Massimo Teofilo, in: “Benedictina”, XXIII, 1976, pp. 89-104; inoltre Dizionario Biografico degli Italiani, LXXI, 2008, A. Olivieri).

Edit 16, CNCE 5959; Adams, B-1787; É. Picot, Les Français italianisants au XVIe siècle, Paris, 1906, I, pp. 177-179; L. Perini, Ancora sul libraio-tipografo Pietro Perna, in: “Nuova Rivista Storica”, 51, 1967, p. 376, no. 80; R. Mortimer, Harvard College Library, French 16th Century Books, Cambridge (MA), 1964, I, 84; Darlow-Moule, 5590; Barbieri, op. cit., nr. 67; A. Cartier, Bibliographie des éditions de Jean de Tournes, Paris, 1937, p. 412, nr. 325.

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