Il Raverta, dialogo... nel quale si ragiona díamore, et de gli effetti suoi

Autore BETUSSI, Giuseppe (ca. 1515-1573).
Tipografo Gabriel Giolito de Ferrari
Dati tipografici Venezia, 
Prezzo Venduto/Sold
Il Raverta

In 8vo (mm 150x90). Carte 96. Segnatura: A-M8. Marche tipografiche incise in legno sul frontespizio e al recto dell'ultima carta, capilettera xilografici. Lievi aloni, qualche arrossatura e tracce di polvere al frontespizio, gora marginale alle carte finali. Legatura posteriore in pergamena rigida. Al contropiatto anteriore ex libris Landau con segnature a stampa ‘41861' e ‘41862'.

Terza edizione, che è di fatto una ristampa dell'edizione del 1545, la quale differisce dalla prima, impressa dal Giolito nel 1544, solo per l'omissione di due sonetti e di una lettera al Cav. Cassola.

Si tratta di un dialogo incentrato sul tema dell'amore scritto da Giovanni Betussi, umanista e poligrafo, principale traduttore delle opere latine di Boccaccio e intimo amico di Pietro Aretino. Pubblicato quando l'autore aveva solo vent'anni, il Raverta è la seconda opera del letterato bassanese dopo il Dialogo amoroso uscito nel 1543. Il Raverta ebbe un'ultima ristampa giolitina nel 1562.

Scritto in forma di dialogo, la scena si svolge nella casa veneziana della poetessa Francesca Baffo. I due interlocutori, Ottaviano della Rovere (Il Raverta) e Lodovico Domenichi, discutono di tutte le maggiori topiche amorose, mentre Francesca si riserva di approvare o dissentire dalle loro conclusioni (cf. L. Savino, Di alcuni trattati e trattatisti d'amore italiani della prima metà del del secolo XVI, in: “Studi di letteratura italiana”, IX, 1912, pp. 164-264).

Giuseppe Betussi, ricevuta una prima educazione nella sua città natale di Bassano, fece di Venezia il centro della sua carriera letteraria. Divenuto amico, tra gli altri, di Lodovico Domenichi, Pietro Aretino, Francesco Sansovino, Domenico Veniero e Anton Francesco Doni, nel 1543 pubblicò la sua prima opera, il Dialogo amoroso, seguito a un anno di distanza da Il Raverta, che ebbe notevole successo e godé di numerose ristampe. Nello stesso periodo cominciò la sua collaborazione editoriale con Gabriele Giolito e divenne segretario del conte Collaltino di Collato (amante di Gaspara Stampa), insieme al quale viaggiò in Inghilterra e visitò varie città italiane. Nel 1550 lo troviamo a Milano nell'entourage dei Borromeo; nel 1552 a Melazzo, ospite della poetessa Leonora Ravoira Faletti, per la quale scrisse il trattato Leonora, ragionamento sopra la vera bellezza (1557). Nel 1559, all'apice della fama, Betussi entrò al servizio del condottiere Gian Luigi Vitelli, al seguito del quale visitò la Spagna. Rientrato a Milano, si dedicò al progetto di un'opera sulle più illustri casate italiane, che finì poi nelle mani di Francesco Sansovino che la pubblicò a proprio nome nel 1582. L'ultima pubblicazione del Betussi, apparsa nel 1573, è la descrizione della villa Il Cataio (vicino Padova) fatta erigere dal marchese Pio Enea degli Obizzi (cfr. G. Zonta, Note betussiane, in: “Giornale storico della letteratura italia- na”, 1908, pp. 321-366; inoltre C. Mutini, Giuseppe Betussi, in: “Dizionario biografico degli italiani”, XIII, 1971, pp. 779- 781).

Edit 16, 5672; R. Kelso, Doctrine for the Lady of the Renaissance, Urbana IL, 1956, p. 337, no. 99; A. Erdmann, My gracious silence, Luzern, 1999, p. 42, no. 39 (first edition) and p. 159: S. Bongi, Annali di Gabriel Giolito de' Ferrari, Roma, 1890, I, p. 254.

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