La Italia liberata da Gotthi del Trissino. La Italia liberata da Gotthi del Trissino. 1a parte: Roma, Valerio e Luigi Dorico, a petizione di Antonio Macro, maggio 1547; 2a e 3a parte nel colophon: Venezia, Tolomeo Gianicolo, novembre e ottobre 1548.

Autore TRISSINO, Gian Giorgio (1478-1550).
Tipografo
Dati tipografici
Prezzo 3.400,00
La Italia liberata da Gotthi

Tre parti in un volume in 8vo (mm. 148x93). 1a parte (libri I-IX): cc. [8, incluso il bel frontespizio entro elegante bordura architettonica in legno], 175, [1 bianca] ed 1 tavola ripiegata fuori testo incisa in legno (castrametazione del campo di Belisario) posta fra le cc. P2 e P3. Segnatura: *8 A-Y8. Errata alle c. *7r-*8r. Carta Y8 bianca; 2a parte (libri X-XVIII): cc. [4], 181, [2]. Segnatura: [χ]4 Aa-Zz8. Il fascicolo [χ], che contiene una pianta di Roma incisa in legno su doppia pagina con rispettiva legenda e l'errata relativa alla seconda parte, si trova rilegato all'inizio anziché alla fine della seconda parte. Marca tipografica del Gianicolo a tutta pagina al verso della carta Zz8. Manca la carta bianca Zz7. Colophon a c. Zz6r; 3a parte (libri XIX-XXVII): cc. 184, [4, di cui l'ultima bianca]. Segnatura: aaa-zzz8 [χ]4. Colophon a c. zzz8r. Marca tipografica del Gianicolo a tutta pagina a c. zzz8v. Il fascicolo [χ] contiene l'errata della parte terza. Carta [χ]4 bianca. Testo in caratteri corsivi recanti le varianti ortografiche introdotte dallo stesso Trissino (cfr. L. Balsamo-A. Tinto, Origini del corsivo nella tipografia italiana del Cinquecento, Milano, 1967, p. 156). Sul risguardo libero ex-dono di Guglielmo Carlo Cotton a Edward Hawkins (datato Inghilterra, 6 dicembre 1841). Il presente esemplare non reca le censure e soppressioni di testo effettuate in sede di stampa che descrive B. Gamba (cfr. Serie di testi di lingua italiana, Venezia, 1839, nr. 1713). Legatura inglese degli inizi del XIX secolo in marocchino verde a grana larga, piatti entro duplice filettatura dorata con fleurons agl'angoli, dorso a cinque nervetti con ricchi fregi e titolo in oro, tagli dorati, filetti e fleurons interni sempre in oro (Bound by C. Hering, N° 10 St. Martin Street, London) (spellature agl'angoli e alle cerniere). Ottima copia.

Prima edizione, in esemplare non censurato, di questo poema epico cui l'autore si dedicò per quasi vent'anni anni. Esso riflette le convinzioni teoriche espresse dal Trissino nelle sei parti della Poetica (1529 e 1562). La struttura dell'opera consta di ventisette libri in endecasillabi sciolti che narrano la guerra dell'imperatore Giustiniano contro gli Ostrogoti. Nella dedica rivolta a Carlo V, Trissino dichiara che il nuovo poema moderno deve essere composto secondo una diretta imitazione dei grandi testi esemplari di Aristotele e di Omero, modelli di riferimento per la creazione di un poema fondato sull'unità di azione e sulla ricerca del decoro nei comportamenti dei personaggi. La narrazione si muove sui dati storici forniti dallo scrittore greco Procopio di Cesarea (fl. V-VI secolo). La vicenda si incentra sulla spedizione dei Bizantini che, sotto la guida dei generali Belisario e Narsete, conducono una guerra vittoriosa contro i Goti, sconfiggendoli e prendendo prigioniero il loro capo Vitige nella battaglia conclusiva di Ravenna. La guerra rappresenta, in realtà, il pretesto per una serie di digressioni erudite che rendono il poema un pedantesco tentativo di recupero volgare dell'antica epica classica. L'Iliade è l'archetipo sul quale si modellano i versi sciolti trissiniani, ricalcati sull'esametro greco e preferiti al ritmo cadenzato dell'ottava tradizionale. L'avvicendarsi di scontri, assalti e duelli costituisce la struttura dell'Italia liberata da Gotthi, sulla quale l'autore innesta lunghi discorsi pronunciati dai personaggi, situazioni amorose intessute di rimandi a Petrarca e a Dante, presenze di un “meraviglioso” pagano divenuto artificiosamente cristiano. Giustiniano è il principale protagonista di un'opera che rifiuta il modulo romanzesco per immettere in un poema eroico rinnovato nello stile e nei contenuti le verità della storia e della politica. Le componenti mitologiche sono rivisitate in chiave religiosa: accade per le divinità greche che vengono trasformate in angeli quali Palladio, Nettunio, Saturnio. Dalla tradizione cavalleresca, Trissino eredita gli incantesimi, le magie, le storie d'amore. Il tentativo di rifondazione del genere epico realizzato da Trissino - autore, inoltre, della celebre Sofonisba (1524) che riproponeva in volgare le forme della tragedia greca - evidenzia tutto il limite di una costruzione libresca, frutto di un'astratta attenzione alle regole aristoteliche. La strategia compositiva, di cui l'Italia liberata dai Goti è testimone esemplare, non ebbe quella risonanza che si aspettava il suo autore, considerato, in un primo tempo, come il “nuovo Omero”. Il poema fu giudicato negativamente dai contemporanei, come attestano il Discorso intorno al comporre dei romanzi di Giraldi Cinzio e i Discorsi dell'arte poetica e del poema eroico di Torquato Tasso (cfr. E. Musacchio, Il poema epico ad una svolta: Trissino tra modello omerico e modello virgiliano, in: “Italica”, 2003, 3, pp. 334-352).

Gian Giorgio Trissino, di nobile famiglia vicentina, studiò latino e greco a Milano sotto la guida di Demetrio Calcondila e filosofia a Ferrara sotto Niccolò Leoniceno. Animatore presso la propria villa delle adunanze dei maggiori intellettuali della città, fu amico e mentore di Andrea Palladio. Per svolgere incarichi diplomatici per conto di Leone X e Clemente VII, Trissino visse a Ferrara, Venezia, Padova, Firenze, dove prese parte agli Orti Oricellari, e Roma, dove morì nel 1550. Ebbe così modo di conoscere P. Bembo, J. Sadoleto, C. Lascaris e G. Rucellai. Tradusse il De vulgari eloquentia di Dante (1529). Entrò nella questione della lingua con il dialogo Il castellano (1529) e propose una riforma ortografica del volgare che non ebbe seguito (cfr. Convegno di studi su Giangiorgio Trissino, Vicenza, 31 marzo-1 aprile 1979, a cura di N. Pozza, Vicenza, 1980, passim).

Tolomeo Gianicolo, tipografo bresciano attivo a Vicenza e a Venezia, stampò quasi tutte le opere di Gian Giorgio Trissino, cui apparteneva l'emblema che divenne la marca del Gianicolo. Secondo G. Castellani, Tolomeo Ianiculo era lo pseudonimo, inventato dallo stesso Trissino, di Bartolomeo Zanetti (cfr. Da Tolomeo Ianiculo a Bartolomeo Zanetti via Giovangiorgio Trissino, in: “La Bibliofilia”, 94, 1992, nr. 2, pp. 171-185).

Adams, T-954; BMSTC Italian, p. 681; Edit 16, CNC34513; M. Parenti, Prime edizioni italiane, Milano, 1948, pp. 492-493.

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