Le rime spirituali della illustrissima signora Vittoria Colonna Marchesana di Pescara. Alle quali di nuouo sono stati aggiunti, oltre quelli non pur dell’altrui stampe, ma ancho della nostra medesima, piu di trenta, ò trentatre Sonetti, no mai piu altroue stampati; un capitolo; et in non pochi luoghi ricorrette, et piu chiaramente distinte

Autore COLONNA, Vittoria (1490-1547).
Tipografo Vincenzo Valgrisi
Dati tipografici Venezia, 
Prezzo Venduto/Sold
Le rime spirituali

L'edizione migliore e più completa

In 4to (mm. 203x150). Pp. 120. Segnatura: A-P4. Marca xilografica al frontespizio (serpe attorcigliata ad un bastone sostenuto da due mani che escono da due nubi), iniziali xilografiche. Pergamena posteriore con tre nervi passanti, piccole macchie ai piatti. Bell'esemplare ad ampi margini. Tracce del taglio originale ormai sbiadito al margine di alcune carte.

Seconda edizione del Valgrisi, dal Gamba definita migliore («più copiosa e meno scorretta») di tutte le precedenti (comprese la prima assoluta del Viotto del '38 e la prima del Valgrisi del '46) e anche di quella successiva del '58 curata dal Ruscelli. Dedica di Apollonio Colonna alla Principessa di Salerno. Contiene 213 componimenti contro i 180 dell'edizione del '46 e i 158 di quella del '58.

In realtà è difficile comparare le edizioni delle opere della Colonna, in quanto la sua produzione comprende due filoni principali: uno profano costituito da componimenti amorosi in stile petrarchesco in cui essa celebra il marito, il marchese di Pescara Francesco D'Avalos sposato nel 1509 e deceduto in battaglia nel 1525; e uno sacro in cui il dolore personale si trasfigura e viene a coincidere con il dolore universale rappresentato dal Cristo in croce. Se nella prima edizione il filone spirituale occupa solo una piccola parte della raccolta, esso va gradualmente aumentando fino all'edizione valgrisiana del '46. Di conseguenza si può dire che questa sia la più completa delle edizioni delle rime sacre. Conferma viene dall'edizione delle Rime a cura di A. Bullock (Bari, 1982), che a proposito di questa edizione dice: «Contiene le stesse rime dell'edizione del 1546, alle quali vengono incorporati tre sonetti stampati rispettivamente in Rime 1540, 1539 e 1538 e due sonetti di altri autori (pp. 74 e 84), ognuno dei quali è preceduto dalla scritta Sonetto aggiunto; indi un gruppo di 27 poesie attribuite a Vittoria Colonna (e non 30 o 33, come vuole il titolo), tutte inedite eccetto una (a pag. 108) di altro autore, intitolato Sonetti aggiunti; in fine il Triompho, edito in Rime 1540».

Benché la produzione lirica della Colonna copra un periodo di oltre vent'anni, essa si caratterizza per un'uniforme maturità stilistica, in cui trovano perfetto bilanciamento, da un lato, linguaggio poetico di rigoroso stampo petrarchesco e contenuto religioso-sentimentale, dall'altro, tensione stilistica (sempre volta verso un registro aulico) ed esplorazione delle passioni (dal dolore per la morte del marito all'amore divino).

La poetessa non si curò mai personalmente di dare alle stampe e promuovere le proprie liriche. La sua produzione fu quindi pubblicata suo malgrado e saccheggiata da vari editori, che spesso la confusero con quella di altre famose autrici come Veronica Gambara.

Vittoria Colonna, la più famosa poetessa italiana del Cinquecento, nacque a Marino da Fabrizio, allora il maggior rappresentante della potente famiglia romana dei Colonna. Insieme a Michelangelo Buonarroti, sul quale negli ultimi anni esercitò una grande influenza umana e letteraria, essa fu la sola artista a ricevere in quel secolo l'attributo di “Divina”.

La sua corte divenne ben presto un cenacolo di idee riformistiche. Nel 1537 conobbe a Ferrara il predicatore Bernardino Ochino, con cui fondò un monastero di clarisse, Renata di Francia e la celebre scrittrice francese Margherita di Navarra, anch'esse conquistate dalla nuova religiosità riformata. Nonostante il carattere fortemente intimistico della sua poesia, in questa traspaiono in modo più o meno velato le idee eterodosse di Juan de Valdés (conosciuto a Napoli nel 1530), di Bernardino Ochino, di Pietro Carnesecchi, di Marcantonio Flamini e del cardinale inglese Reginald Pole, presso il cui cenacolo viterbese la Colonna trascorse tre anni tra il 1541 e il 1544. Morì a Roma, nel convento delle Benedettine di Sant'Anna dove si era ritirata, il 25 febbraio del 1547.

M. Bandini Buti, Poetesse e scrittrici, Roma, 1941, I, pp. 164-171; Gamba, nr. 1325; Edit 16, CNCE12833; A. Erdmann, My Gracious Silence, Lucerna, 1999, p. 211.

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