Sette libri de cathaloghi a' varie cose appartenenti, non solo antiche, ma anche moderne: opera utile molto alla historia, et da cui prender si po materia di favellare d'ogni proposito che ci occorra

Autore: LANDO, Ortensio (ca. 1512-1556)

Tipografo: Gabriele Giolito de' Ferrari, e fratelli

Dati tipografici: Venezia, 1552-1553


8vo (152x9 mm). 567, [1] pp. Collation: A-Z8 AA-MM8 NN4. Colophon at l. NN4r. Printer's device on title page and last leaf verso. Woodcut historiated initials and ornaments. 17th-century mottled calf, gilt spine with lettering piece, sprinkled edges (spine a bit worn and rubbed). On the front pastedown 18th-century bookplate “Est S. Simpliciani Mediolani ad usum D. Benedicti Antonii […] Abbatis”. Ownership's entry on the title page. Upper margin cut a bit short (on a few pages slightly affecting the current title and the page number), otherwise a very good, clean copy.

 

FIRST EDITION of Lando's last larger work, a series 114 lists (‘cathaloghi') of men and women from antiquity and from his own time arranged in seven books, each with its own dedicatory letter (mostly Lando's patrons from Brescia). At the beginning of each book is a table of the various ‘cataloghi' contained in it: e.g. Cathalogo di quei, che morirono per soverchia letitia et smoderate risa (Book I); Di quei che amarono le lettere e i letterati favorirono, De i grandi bevitori (Book II), Degli arroganti, superbi, ambiziosi e gloriosi, Degli huomini sprezzatori degli Iddii (Book III); Dei mariti et delle mogli che stremamente si sono amati, Di quei che per se stessi in vari modi si ammazzarono (Book IV), Di quei che furono folminati et dal cielo percossi, Di quei che morirono fra le braccia delle lor amate donne (Book V); Dei più belli horti, De i pittori antichi et moderni (Book VI); Dei più famosi musici, Dei più famosi precettori antichi et moderni (Book VII).

At the end of the volume is found a letter by Lando dated December 20, to Lucrezia Gonzaga da Gazzuolo (ca. 1521-1576), his patroness and occasional literary collaborator since his publication of Lettere di molte valorose donne (1548) (cf. M.K. Ray, Textual collaboration and spiritual partnership in Sixteenth-century Italy: the case of Ortensio Lando and Lucrezia Gonzaga, in: “Renaissance Quarterly”, LXII/3, 2009, pp. 694-747). In it Lando complains that the authorities had forbidden the publication of the lists of adulterers, traitors, cruel and ungrateful persons of his own day which he had intended to include. He also points to the sources he used for the examples from antiquity: “gli essempi vecchi dal Sabellico, del Volterrano, dal Fregoso, dal Calphurnio, dal Domitio, dal Bergamasco Cronichista, ultimamante dal Testore [Tixier], essendo avisato ch'egli più di ogni altro copioso ne fusse” (pp. 556-567). In fact, many of the ancient examples have been nearly literally translated from the sixteenth century repertory, the Officina (1520) by the aforementioned Jean Tixier de Ravisy (ca. 1470-1542). This consistent sacking of the Officina was viewed by some critics as plagiarism. “Sull'Officina, che il maestro parigino aveva tanto amorosamente attrezzato per la crescita umana e professionale dei suoi scolari del Collège de Navarre, Lando interviene con tagli che intaccano alla radice il requisito della completezza. Evidentemente per lo scrittore e per i suoi lettori l'abbondanza dei riferimenti non è più un valore. A un Tixier affetto da mania catalogatoria che affastella tutto l'elencabile, succede un Linneo ludico che dice di perseguire né più né meno che un gioco di società: ‘opera molto utile alla historia, et da cui prender si po materia fi favellare d'ogni proposito che ci occorra'. Il patrimonio classico che a Parigi era censito come una riserva preziosissima di loci e di exempla da recuperare a fini retorici o parenetici o prosopografici, a Venezia viene manipolato senza nessun timore reverenziale. Da utilia a peregrina et curiosa. I Cataloghi non cercano – né additano – né sapienza, né dottrina, né bellezza, ma si propongono appena poco più di uno spunto per la conversazione” (P. Procaccioli, ‘… fecerunt Barberini'. Attenuanti generiche e specifiche per Ortensio Lando plagiario di Jean Tixier de Ravisy, in: “Furto e plagio nella letteratura del classicismo”, R. Gigliucci, ed., Roma, 1998, p. 295; see also P. Cherchi, Polimatia di riuso: mezzo secolo di plagio, 1539-1588, Roma, 1998, pp. 109-111).

Although the book was published anonymously, Ortensio Lando included his own name amongst those who were ugly (p. 18: “non mi è occorso vedere il piu difforme costui, non vi è parte del corpo suo che imperfettamente non sia... ha le labra di Ethiopo, il naso schiacciato, le mani storte, et è di colore di cenere”); irascible (p. 100: “Credo io fermamante ch'egli non sia come gli altri huomini, composto di quattro elementi, ma di ira, di sdegno, di collera & di alterezza”); ignorant (p. 118: “non può se non per viva forza leggere alcun libro, & i letterati schiva, come huomini di malo augurio, & di pessimo influsso”); unhappy (p. 343: “infelice in tutto quello che tenta di voler fare, o dire”), scribbler about trivialities (p. 479: “ha cantato la morte d'un cavallo, d'un cane, d'un pidocchio, di una simia, d'una civetta, d'una gaza, d'un mergone, d'un gallo, d'una gatta, d'un grillo, & d'altri vili animali”).

“Prendiamo il Lando, a mio avviso il più sublime e il più rappresentativo degli autori presenti in questo volume. La fantasia del Lando è surreale: vero uomo ‘astratto e fantastico', egli si incanta nell'inventario dello spettacolo mondano, che per ciò stesso ne esce straniato e stravolto. Per questo il suo capolavoro è probabilmente l'opera in apparenza meno ambiziosa  e meno strutturata, quella in cui la forma esibisce provocatoriamente il proprio ‘grado zero': mi riferisco ai Sette libri de Cataloghi a varie cose appartenenti (ma che anche il più orizzontale e adiaforo dei cataloghi richieda una profonda sapienza è dimostrato dal confronto con i cataloghi – qui veramente ‘minori' – di un epigono come Luigi Contarini o dai centoni di ‘detti e fatti notabili' compilati da Lodovico Domenichi). Nei Cataloghi landiani tutto è folle perché tutto è svuotato di senso della transitività e dalla continuità degli elenchi (elenchi di uomini brutti o di uomini inghiottiti dalle sabbie mobili, elenchi di nomi di cani ed elenchi di grandi mangiatori…); ed è folle perché la pretesa di categorizzare il mondo in una ratio si rovescia nel proprio contrario, ogni categoria venendo definita dalla somma di tutti gli individui che le pertengono: come nella presunzione dell'imperatore borgesiano che per avere nozione del proprio impero impone ai cartografi di realizzare una mappa in scala 1:1. Ovviamente il circolo è vizioso: il mondo è reso assurdo dalla sua traduzione in elenco di nomi, ma il mondo è traducibile in elenco di nomi solo perché è assurdo” (M. Mari, Introduzione, in: “Manieristi e irregolari del Cinquecento”, C. Spila, ed., Roma, 2004, pp. IV-V).

For the history of music, the ‘cathalogo' in Book VII on modern musician (pp. 510-512) is interesting for the citation of little-known musicians and singers (men and women) (cf. K. Schiltz, A Companion to Music in Sixteenth-Century Venice, Leiden, 2018, pp. 264-266)

Although there is no evidence that Lando ever met François Rabelais, it could have been quite possible during his stays in Lyon and because of his acquaintance with Etienne Dolet. The affinity between the two authors was noted by various critics. “Bien qu'il n'y ait pas de renvois directs entre les deux auteurs, il est probable que Rabelais ait pu exercer une influence sur Lando. Ce dernier arriva, en effet, à Lyon deux ans après la publication du Pantagruel dans la même ville et pendant la période de publication du Gargantua. L'éditeur Sébastien Gryphe, qui avait publié les oeuvres précédentes de Rabelais, pourrait avoir joué un rôle dans ce sens. En tous cas, si un rapprochement entre les deux auteurs est possible, il concerne l'emploi de certains jeux littéraires, dont les stratégies ne sont toutefois pas complètement assimilables” (F. Greco, Autopromotion, paradoxe et réécriture dans l'oeuvre d'Ortensio Lando, Diss., Grenoble, 2018, p. 84). “Au XVIer les esprits italiens qui reflètent un tempérament rabelaisien ne manquent certainement pas. Quoique ce rapprochement n'ait pas été fait jusqu'à pésent, il suffit de citer Ortensio Lando dont l'oeuvre est plain de Pantagruélisme […] Dans plusieurs de ses oeuvres, le Commentario delle più notabili e mostruose cose d'Italia, les Sette libri di cathaloghi, […] Lando se dépasse vraiment du point de vue de l'exubérance verbale et se rend facilement l'émule de Rabelais” (M. Tetel, Rabelais et l'Italie, Firenze, 1968, pp. 26-27)

Born in Milan, Ortensio Lando studied there under Alessandro Minuziano, Celio Rodogino, and Bernardino Negro. He continued his studies at the University of Bologna and obtained a degree in medicine. For five years (1527 to 1531) he retired in different Augustinian convents (as Fra Geremia da Milano) of Padua, Genoa, Siena, Naples, and Bologna, studying various humanistic disciplines, among them Greek. In these years he became acquainted with the works of Erasmus and kept friends with various scholars with Evangelical inclinations as Giulio Camillo Delminio and Achille Bocchi. After a short stop in Rome, he preferred to leave Italy and settled at Lyon, where he worked as editor in the printing house of Sébastien Gryphe. Here he also met Étienne Dolet and published his first work Cicero relagatus et Cicero revocatus (1534). Then he began a wandering life and in the next twelve years he is found in Basel, where he published Erasmi funus (1540) and attracted the anger of the city's Reformed church. He visited France and was received at the court of King Francis I. He reappeared at Lyon in 1543, where he printed his first Italian and most successful book Paradossi (1543). He then visited Germany and claims also to have seen Antwerp and England. At Augsburg he was welcomed by the wealthy merchant Johann Jakob Fugger. In 1545 he is found in Piacenza, where he was received by Lodovico Domenichi and Anton Francesco Doni in the Accademia degli Ortolani. Then followed a decade of relative peace in which Lando's life became stabilized on Venetian territory. He was present at the opening of the Council of Trent and found a patron in bishop Cristoforo Madruzzo. In Venice he worked for various printers, mainly for Giolito, and often met Pietro Aretino, with whom he had already a correspondence since several years. In 1548 he translated Thomas More's Utopia, wrote the Commentario delle più notabili mostruose cose d'Italia (1548), and published the Lettere di molte valorose donne (1548), the first collection of letters by women. He was also very active in the coming years and published numerous works, in which he criticized the traditional scholarship and learning and in which he showed close sympathy with the Evangelical movement. In fact, all his writings appeared first in the Venetian indices of 1554 and later in the Roman Index of 1559 (cf. S. Seidel Menchi, Chi fu Ortensio Lando?, in: “Rivista Storica Italiana”, 106/3, 1994, pp. 501-564; see also S. Adorni Braccesi & S. Ragagli, Ortensio Lando, in: “Dizionario biografico degli Italiani”, LXIII, Roma, 2004, pp. 451-459).

 

Edit 16, CNCE27030; Universal STC, no. 837284; S. Bongi, Annali di Gabriel Giolito de' Ferrari, Roma, 1890, I, 371; A. Corsaro, Bibliografia di Ortensio Lando, Bologna, 2012, p. 7; D. Marchesi, Catalogo delle opere di Ortensio Lando, e delle stampe popolari a carattere devozionale che presentano note di possesso, conservati nella Biblioteca Statale di Lucca, in: “Libri, idee e sentimenti religiosi nel Cinquecento italiano”, Modena, 1987, p.?51; G. Melzi, Dizionario di opere anonime e pseudonime, Milano, 1859, III, p. 62.


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