Sphaera Ioannis De Sacro Bosco emendata. In eandem Francisci Iunctini Florentini, Eliae Vineti Santonis, & Alberti Heronis Scholia. Caetera pagina sequens indicabit

Autore: SACROBOSCO, Johannes de (d. 1244 or 1256)

Tipografo: Jean Bellère.

Dati tipografici: Antwerp,   1582


ESEMPLARE ARRICCHITO DA UNA MINUTA DI LETTERA DI GIORGIO RAGUSEO AL COLLEGA DELL'UNIVERSITÀ DI PADOVA GIROLAMO PALLANTIERI

In 8vo (mm. 153x93). Pp. [16], 327, [1] ed una tavola più volte ripiegata fuori testo contenente le parti mobili da ritagliare ed applicare alle figure che sono nel testo. Segnatura: †8 A-V8 X4. Marca tipografica al frontespizio. Numerose illustrazioni xilografiche nel testo. Al contropiatto etichetta di collocazione a stampa “Scansia N. G10, Palchetto N.”. Al frontespizio nota di possesso (“Della libraria di Brisighella”) e antico timbro al margine esterno (un po' sbiadito). Legatura coeva in pergamena realizzata con un foglio manoscritto di riuso databile al XII-XIII secolo, titolo manoscritto al dorso e al taglio superiore (piccoli fori e lievi mancanze ai piatti, pesanti mancanze alla parte inferiore del dorso, mancano i legacci e il risguardo libero anteriore). Carte †6 e †7 macchiate e con piccole mancanze anche nel testo, piccolo foro nella parte centrale del fascicolo M che comporta la perdita di poche lettere, foro anche al margine inferiore bianco delle cc. V3-X4 che rimane ben distante dal testo, carta uniformemente brunita, primo fascicolo un po' sciolto.

Al recto della carta di guardia posteriore si trova una nota manoscritta contenente la minuta di una lettera, presumibilmente autografa, di Giorgio Raguseo (m. 1622), datata “Patavi ex academia nostra V. Non. Marti 94”, ossia 3 marzo 1594, indirizzata “Admodum Rev.do ac Ecellentiss.o Patri Magistro Hieronimo Palanterio in almo Patavino Gimnasio theologiam publice proficienti” da parte di “Georgius Raguseus Venetus”, nella quale Raguseo esprime la propria riconoscenza al collega Girolamo Pallantieri (1533-1619), professore di teologia presso l'Università di Padova, e gli chiede il permesso di pubblicare con la sua approvazione delle non meglio specificate “conclusiones” accademiche “ex variis doctoribus scholasticiis” giudicate meritevoli di stampa. Non è chiaro a quale accademia in particolare si faccia riferimento nella lettera.

Al verso della stessa carta una nota della medesima mano fa riferimento, a mo' di promemoria, all'edizione del 1566 di Giovanni Battista e Marchiò Sessa de Le nuove teoriche de i pianeti di Georg Peurbach nella traduzione di Orazio Toscanella.

RARA EDIZIONE pubblicata ad Anversa del celebre trattato astronomico del Sacrobosco, accompagnato dalle note di Francesco Giuntini (1523-1590), Elie Vinet (1509-1587) e Albert Hero (m. 1589), apparse per la prima volta nell'edizione di Lione del 1562.

“Sacrobosco's Sphaera, written in Paris around 1220, enjoyed a long popularity as the leading introduction to spherical astronomy. First printed in 1472, it went through at least a score of editions in the fifteenth century and something over 100 in the sixteenth […] Publishing Sacrobosco entered a new and different phase in Wittenberg in 1531. Prior to that year all the editions were folio or quarto, that is large, often quite beautiful, and presumably expensive volumes. In 1531 the Lutheran University of Wittenberg apparently sponsored a version cheap enough to become a required textbook for the astronomy course. It is fully illustrated with didactic figures and comes with a preface in praise of astronomy by Philipp Melanchthon […] Demand for the small Sacrobosco textbook remained high at Wittenberg, and a new edition was issued every few years. In 1538 a revised revision appeared: for the first time three of the diagrams incorporated moving parts. This proved to be such a popular feature that virtually every octavo Sacrobosco from the 1540s on – regardless of whether it was printed in Paris, Antwerp, Cologne, or Venice – included these same identical volvelles. Incidentally, these volvelles were not pre-cut and pasted by the printer. They were issued on ancillary sheets together with instructions for assembling them. Hence it is possible to find copies of these text books with no sign that the volvelles were ever in place, and very occasionally the original sheet with the instructions and cutouts can still be found with the book” (O. Gingerich, Sacrobosco as a Textbook, in: “Journal of History of Astronomy”, 19, no. 4, Nov. 1988, pp. 269-273).

 

La lettera copiata nel presente esemplare pone in connessione due figure di spicco dell'ateneo patavino sul finire del XVI secolo, mettendone in evidenza i legami accademici e professionali. È interessante notare che Raguseo scrisse un commentario, rimasto inedito, sulla Sphaera del Sacrobosco (Expositio super spheram Ioannis de Sacrobosco), oggi conservato a Milano presso la Biblioteca Ambrosiana (manoscritto N.207 sup.).

Giorgio da Ragusa (o Raguseo), dal nome della sua città natale, l'attuale Dubrovnik in Dalmazia, nacque in una data imprecisata nella seconda metà del XVI secolo. Trascorse la sua adolescenza a Venezia, dove fu istruito nelle discipline matematiche dal padre, nelle lettere da L. Natali e nell'astrologia, sua materia preferita, da Osvaldo da Gent e F. Barozzi. Studiò quindi e si addottorò presso lo Studio patavino dapprima in arti (la data esatta non è nota), poi, nel 1592, in teologia e quindi, nel 1601, in medicina. Nel frattempo, ricevette gli ordini minori e conquistò una certa fama come esperto di arte lulliana, sostenendo due dispute pubbliche su conclusioni teologiche composte secondo il metodo di R. Lullo, una a Venezia nel 1594 e l'altra a Padova nel 1595. Nel 1599 partì per un viaggio che lo tenne lontano dalla città veneta per due anni. A Pisa conobbe G. Mercuriale, mentre a Napoli strinse rapporti con G. Della Porta. Tornato a Padova nella primavera del 1601, fu nominato lettore della seconda cattedra ordinaria di filosofia naturale dello Studio, sostituendo C. Cremonini da poco promosso in primo loco. L'attività accademica, negli anni seguenti, lo impegnò a fondo, e non solo con le lezioni ordinarie. Il suo nome, infatti, è uno di quelli che più spesso figura nella commissione che attribuiva le insegne dottorali secondo la prassi dei conti palatini, e in questa veste il 25 aprile 1602 addottorò in filosofia e medicina W. Harvey. Nel 1613 a Venezia pubblicò ventiquattro dispute sulle interpretazioni di Aristotele sotto il titolo di Peripateticae disputationes. Negli anni attorno al 1618 Raguseo partecipò alle discussioni nate in seguito alla comparsa della cometa. Nonostante il suo aristotelismo accademico, egli assunse nel dibattito una posizione originale, indicando la necessità di un vaglio critico da parte dei sensi e dell'esperienza. D'altra parte, da una sua lettera del 1611, sappiamo che egli utilizzò il telescopio per verificare alcune scoperte annunciate da Galileo nel Sidereus nuncius. Il Raguseo morì a Padova il 13 gennaio del 1622 (cfr. C. Preti, Giorgio da Ragusa, in: “Dizionario Biografico degli Italiani”, LV, 2001, s.v.; vedi inoltre L. Thorndike, A history of magic and experimental science, VI, New York, 1941, pp. 198-202; M. Josipovic, Il pensiero filosofico di G. Raguseo, Milano, 1985; e G.F. Tomasini, Gymnasium Patavinium, Udine, 1654, pp. 309 e 445, mentre a p. 284 si cita Girolamo Pallantieri, professore di teologia dal 1580 al 1603).

Bernardino Pallantieri nacque a Castel Bolognese nel 1533. Nel 1547, a quattordici anni, entrò nell'Ordine dei Minori Conventuali, assumendo il nome di Girolamo. A Ferrara studiò filosofia con il teologo Filippo Braschi e con il celebre filosofo Vincenzo Maggio. Proseguì poi gli studi a Bologna sotto la guida di Giovanni Antonio Delfini e di Franceschino Visdomini. Dapprima nominato reggente dello Studio di Pavia, nel 1566 Pallantieri assunse anche la cattedra di teologia presso quell'università. Nel 1568 fu chiamato a Milano da San Carlo Borromeo, arcivescovo di quella città, che lo volle al suo fianco per farlo precettore dei candidati al sacerdozio e lo nominò suo teologo commensale. Pallantieri rimase a Milano per 5 anni, quindi nel 1573 riprese il suo insegnamento a Pavia. Tra 1575 e il 1581 fu a Roma a servizio del cardinale Felice Peretti, in qualità di consigliere e teologo commensale. Nel 1581 fu richiamato a Bologna e nel 1582 venne eletto ministro provinciale dei Frati Minori della provincia di Bologna. Fu membro dell'Accademia degli Innominati di Parma con il nome di “Solingo”. Scaduto il mandato triennale a Bologna, nel 1585 Pallantieri fu chiamato dai Riformatori dello Studio di Padova ad occupare la cattedra di teologia e contemporaneamente fu nominato superiore del Convento del Santo. A Padova Padre Girolamo rimase per una decina di anni fino circa al 1595. Nel 1603 venne nominato vescovo di Bitonto da papa Clemente VIII, ma egli si trasferì nella sua diocesi solo nel 1605. Pallantieri morì a Bitonto nel 1619 all'età di ottantasei anni (cfr. E. Papagna, Pallantieri, Bernardino, in: “Dizionario Biografico degli Italiani”, LXXX, 2014, s.v.).

 

Houzeau-Lamcaster, nr. 1658; L. Desgraves, Elie Vinet, Genève, 1977, nr. 125.

 

Trascrizione integrale della lettera:

“DOM. A

Adm.m R[ev].do ac ecellentiss.o Magistro Hieronimo [sic] pala[n]terio in almo patavino gimnasio [sic] theologiam publice proficienti Georgius raguseus Venetus serfrum [?] Academie S.p.D.

Cogitanti m[ih]i ad[modum] Rev.de presul qua[m] innumerabilia tui sustineam beneficia, qua[mquam] eo[rum] vinculis me tibi obstrictum esse inveniam obtulit occasio, ut cu[m] p[ro] eis parem omnino gra[tiam] tibi referre n[on] possim aliquo saltem monuscolo [sic] gratissimu[m] meu[m] erga te aninu[m] immensamq[ue] benevolentiam i[n] te ispu[m] navarem ap[er]teq[ue] o[mni]b[us] patefacerem.

Quap[ro]p[ter] cu[m] sup[er]iorib[us] dieb[us] in Acad[e]mia n[ost]ra statut[m] esset , ut c[on]clusiones q[uae] a singulis achademicis, qualibet hebdomada discutiend[ae] p[ro]ponunt[ur] tipis [sic] d[e]p[ro]mere[n]tur [?] cu[m]q[ue] ipsor[um] humanitate p.s academie princesps [sic] co[n]stitutus essem p.s q[uo]q[ue] i[n]ter o[mn]es, ha[n]c ego provi[n]ciam suscipere volui, et statim ex variis doctorib[us] scolasticiis [sic] huiusemodi [sic] c[on]clusiones d[e] […] exaustas [sic] apposui. Quasq[ui]d[em] c[um] […] n[on] parva[m] o[mni]b[us] oblectat[ionem] allaturas esse, mihi p[er]suasi si p[rae]clarissimo paternitatis tu[a]e n[omi]ne i[n]signit[a]e ac d[e]corat[a]e p[ro]dirent.

Accipe igit[ur] presta[n]tis.e p[ate]r n[on] q[uia] mea sed q[uia] tua su[n]t et q[uia] ab humiliss.o tuo servo dignitatisq[ue] tu[a]e maxime cupido afferunt[ut]. Quod si ut spero, ea benigno atq[ue] hillari animo susciperis me i[n] dies] ad maiora animi munera i[n]flam[m]abis. Vale patavi ex accad[emia] [sic] n[ost]ra V. Non. Marti 94 eode[m] assiste[n]te et respo[nden]te disputabu[ntur] pubblice”.


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