De morbis artificum diatriba

Autore RAMAZZINI, Bernardino (1633-1714).
Tipografo Antonio Capponi
Dati tipografici Modena, 
Prezzo 7.800,00
De morbis artificum diatriba

La nascita della medicina del lavoro

In 8vo (mm. 174x110). Pp. VIII, 360. Legatura coeva in piena pelle marmorizzata, dorso a nervi con ricchi fregi in oro, tagli marmorizzati (piccola mancanza al piatto anteriore, cerniere un po' consunte, minimi danni alle cuffie e agl'angoli). Sul riguardo anteriore ex-librs di Guido Dagnini. Lievi fioriture all'inizio del volume, piccolo macchia sul margine esterno di due carte. Ottima copia genuina.

PRIMA EDIZIONE di quest'opera fondamentale che segna la nascita della medicina del lavoro.

Riedita a Padova nel 1713 con aggiunte e correzioni dell'autore, il De morbis artificum ebbe ben venticinque edizioni separate e traduzioni fino alla metà dell'Ottocento.

Consapevole di affrontare una materia ancora inesplorata, Ramazzini prese in esame quaranta occupazioni, descrivendo per ciascuna i rischi alla salute, le opinioni dei lavoratori e i possibili rimedi. La relazione tra rischio e malattia da lui individuata si basa su intuizioni e deduzioni logiche che anticipano l'approccio scientifico moderno di tipo epidemiologico. Attraverso investigazioni e sopralluoghi sul campo, egli mise per primo in evidenza la necessità di studiare l'ambiente di lavoro e, all'occorrenza, di migliorarlo. Si preoccupò inoltre di informare i lavoratori riguardo ai rischi in cui potevano incorrere, suggerendo misure per prevenirli.

Ramazzini, che già si era interessato alla materia durante un soggiorno nell'agro romano (1660-1663), dove aveva potuto vedere la povera gente funestata dalla malaria, tenne un intero corso universitario di medicina del lavoro durante l'anno accademico 1690-1691 presso lo Studio di Modena.

Nel capitolo dell'opera dove tratta de morbis foricariorum, l'autore racconta dell'episodio scatenante che lo spinse ad occuparsi in modo sistematico della salute dei lavoratori. In occasione dello svuotamento del pozzo nero della sua abitazione, egli apprese dall'operaio addetto al lavoro che soffermandosi troppo a lungo tra le esalazioni si rischiavano delle gravi irritazioni oculari. Egli verificò poi che in città vi erano effettivamente molti operai costretti a chiedere l'elemosina, essendo divenuti ciechi a seguito della ripetuta esposizione alle esalazioni dei pozzi neri.

Ramazzini ebbe anche il merito di saper estendere le proprie indagini dall'esame del malato a quello dell'ambiente in cui il lavoro veniva svolto. Per raccogliere questa documentazione, egli non esitava a recarsi personalmente nei luoghi più malsani e maleodoranti.

Lo scrupolo con cui le condizioni ambientali, i metodi di lavoro e le abitudini dei lavoratori sono descritti nel trattato, lo rendono uno straordinario documento sul mondo del lavoro nella seconda metà del Seicento.

Bernardino Ramazzini, originario di Carpi, si laureò in filosofia e medicina a Parma nel 1659. Per completare gli studi teorici di medicina con l'esercizio pratico della professione si recò a Roma. Rientrato per motivi di salute nella sua città natale alla fine del 1664, si trasferì pochi anni dopo a Modena, dove riprese ad esercitare la professione, conquistandosi una fama crescente di medico e studioso. Nel 1682 il duca Francesco II d'Este gli assegnò la cattedra di medicina nella riaperta Università di Modena. Dopo diciotto anni di insegnamento nello Studio modenese, Ramazzini fu invitato nel 1700 all'Università di Padova, dove rimase fino alla sua morte, avvenuta il 5 novembre del 1714.

Garrison-Morton, 2121; Waller, 7727; Krivatsy, 9366; P. di Pietro, Bernardino Ramazzini. Biografia e Bibliografia, Fidenza, 1999, p. 131; Norman, 1776.

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