Del bene libri quattro del P. Sforza Pallavicino della Compagnia di Giesù. Con la nota in fine di ciascun libro delle conclusioni principalmente stabilite in esso, e con un indice abbondante delle materie

Autore: PALLAVICINO, Sforza (1607-1667)

Tipografo: eredi di Francesco Corbelletti

Dati tipografici: Roma, 1644


In 4to (mm. 208x155). Pp. [16], 186 [i.e. 656], [44]. Omesse nella numerazione le pp. 529-558. Testate, iniziali e finalini xilografici. Emblema dei Gesuiti inciso in legno al titolo. Pergamena floscia coeva con titolo manoscritto al dorso. Sporadici lievi aloni marginali, due piccoli fori che comportano una minima perdita di testo, bruniture sparse, ma buona copia genuina.

 

Prima edizione (una seconda apparve a Napoli da Bulifon nel 1681) di questo trattato di filosofia morale considerato quanto mai emblematico dell'età barocca da Benedetto Croce, che ne parla profusamente nella sua Storia dell'età barocca (Bari, 1929, pp. 183-188).

“L'attivo impegno pedagogico di Pallavicino si accompagnò sempre a un'intensa attività teorico-letteraria, considerata in qualche modo fondativa del pensiero della Controriforma. Nel 1644 uscirono a Roma i 4 libri Del bene (ed. latina, Colonia 1646). Il trattato di etica universale si presentava come un dialogo tra il cardinale Alessandro Orsini, Gherardo Saraceni, Antonio Quarenghi e il padre Andrea Endemojannes. A queste pagine è affidato quel giudizio estetico che, sulla scorta di Benedetto Croce, ha indotto a vedere nel gesuita un precursore dell'estetica moderna, in quanto pur nell'ambito di un impianto intellettualistico, egli intuiva la peculiarità dei processi artistici. Affermava infatti, che la poesia trova il senso del suo operare nel momento prelogico della ‘prima apprensione', precedente ogni distinzione tra vero e falso” (F. Favino, Pallavicino, Francesco Maria Sforza, in: “Dizionario Biografico degli Italiani”, LXXX, 2014, s.v.).

Dopo aver conseguito nel 1625 il dottorato in giurisprudenza, il Pallavicino si interessò di filosofia e teologia, entrando nel 1637 nella Compagnia del Gesù e giungendo sino alla nomina cardinalizia. Scrisse una fortunata Istoria del Concilio di Trento in confutazione di quella di Paolo Sarpi.

 

Michel, II, p. 65; Sommervogel, VI, p. 122, nr. 12.


[9547]