L'idea della architettura universale [...] divisa in X. libri

Autore: SCAMOZZI, Vincenzo (1548–1616)

Tipografo: a spese dell'autore (colophon: Giorgio Valentino).

Dati tipografici: Venezia,   1615

Formato: in folio

“A SUMMA OF RENAISSANCE THOUGHT ON ARCHITECTURE”

Due parti in un volume in folio (mm. 335x220). Parte prima (Dell'eccellenza di questa facoltà, degl'architetti prestanti: e precetti, inventioni, disegni, modelli, & opere meravigliose. Le qualita de' paesi, e siti; le forme delle città, e fortezze reali; e di tutti i generi d'edifici sacri, publici, e privati: antichi, e proprij dell'autore. Con i loro disegni): pp. [18, compresi il frontespizio calcografico, il primo frontespizio tipografico e la carta con la nota dello stampatore e il registro dei volumi], 1-90, [2 bianche], [91-95], 96-193, [2], 194-218, [4], 219-352 [i.e. 356], [2 bianche], [32, di cui l'ultima bianca] con 36 xilografie a piena e doppia pagina e 4 tavole in rame a doppia pagina nel testo (le pagine 125-128 sono ripetute nella numerazione, mentre la tavola doppia posta tra le pp. 193-194 è priva di numerazione). Segnatura: a6 [χ]1 [π]2 A-G6 H42a22[χ]1 I-K6 L-M2 N-R6 S4 T-X2 Y83a2 Z6 Aa-Ii6Kk-Ll4, 4a-b6 c4. Bianche le carte H4 e Ll4; Parte seconda (Dell'esquisitezza de' cinque ordini, e de loro colonnati, archi, modonature più regolate, e delle materie conveneuoli all'edificare. Poi del fondare, elevare finire, e ristaurare bene le fabriche; redurre in miglior stato le città, e paesi; e costruere le machine e stromenti. Con i disegni in rame): pp. [12, compresi il titolo inciso ed il titolo tipografico], 1-172, [4], 173-279 [i.e. 269], [5, di cui la prima bianca], 271-370 [i.e. 372], [20] con 6 figure in legno e 40 tavole in rame nel testo, di cui una su doppia pagina, le restanti a piena pagina (le pp. 233-234 sono omesse nella numerazione, le pp. 267-269 sono mal numerate 277-279). Segnatura: *6 A-B6 C4 D2 E-O6 P8 a2 Q-Z6[χ]2 Aa-Gg6 Hh-Ii4 *6 **4. COMPLETO. Testo corretto da Antonio Ramiro, il cui nome compare al colophon. I due bellissimi frontespizi calcografici contengono al centro il ritratto dell'autore. Ciascuno dei sei libri di cui si compone il volume (parte prima: libri 1-3; parte seconda: libri 6-8), si apre con proprio frontespizio tipograficorecante al centrol'emblema xilografico dell'autore. Iniziali e testatine xilografiche. Mezza pergamena con punte del primo Ottocento, dorso a nervetti con tassello in marocchino rosso e titolo in oro. Al contropiatto ex-libris inciso di Francesco ed Alessandro Papafava. Vergato in calce al primo titolo tipografico è uno stemma religioso che mostra una montagna di tre cime sormontata da una croce latina e recante le iniziali “PLT”. Piccoli segni di tarlo al margine interno delle prime due carte senza danno al testo, lievi sporadiche fioriture marginali, poche carte lievemente brunite, alone chiaro sul margine esterno delle ultime trenta carte circa, nel complesso ottima copia.

PRIMA EDIZIONE del più influente trattato italiano di architettura del Seicento. Dei dieci libri previsti nel piano originario, l'autore, prima di morire, riuscì a completarne solamente sei: i primi tre, che formano la prima parte, il sesto, il settimo e l'ottavo, che formano invece la seconda. La prima parte è dedicata dall'autore all'arciduca Massimiliano d'Austria, la seconda a Cosimo II de' Medici.

Profondamente influenzato da Andrea Palladio, con la cui opera dovette costantemente confrontarsi e dalla cui figura rimase in parte schiacciato, Scamozzi riuscì nella sua opera a codificare in modo rigoroso e definitivo la dottrina dei cinque ordini architettonici, che rappresenta il contributo più originale dell'architettura rinascimentale italiana.

Il libro tratta di urbanistica, del progetto della città ideale, di architettura domestica, di giardini, di fontane, di materiali e tecniche edilizie. L'esposizione vera e propria dei cinque ordini è riservata al libro sesto, che, tradotto in varie lingue e pubblicato anche separatamente, divenne uno dei più influenti manuali d'architettura del secolo, avendo grande diffusione soprattutto nel Nord Europa.

“Scamozzi, along with Sebastiano Serlio, Palladio, and Giacomo Barozzi da Vignola was the most distinguished theorist of the Renaissance; like them he belongs to the artistic culture of northern Italy. […] The last, the longest, and the most ambitious of the Renaissance treatises on architecture, the Idea constitutes a summa of Renaissance thought” (The Mark J. Millard architectural collection, Italian and Spanish books, a cura di M. Pollak, Washington, 2000, pp. 384-390).

Originario di Vicenza, dove ricevette una prima educazione dal padre Giandomenico, imprenditore edile legato a Sebastiano Serlio, nel 1572 Vincenzo Scamozzi si trasferì a Venezia, dove ebbe modo di approfondire i trattati di Vitruvio e di Palladio.

Al suo rientro a Vicenza, realizzò vari edifici privati, tra cui la celebre Villa Pisani di Lonigo. Inoltre, dopo la morte di Palladio (1580), completò alcune delle sue opere incompiute, come il Teatro Olimpico, di cui costruì la scena prospettica in legno.

Dopo il 1580 lavorò nuovamente anche a Venezia, realizzando lo Statuario, primo museo pubblico in Europa, e le Procuratie Nuove in Piazza San Marco. Fu poi attivo a Castelfranco Veneto, a Bergamo, a Palmanova e a Sabbioneta, dove costruì il teatro.

Scamozzi fu un architetto dotato di notevole erudizione. Sviluppò la lezione di Palladio, creando uno stile personale di grande rigore formale. Morì a Venezia il 7 agosto del 1616.

Fowler, 292; Cicognara, 651; Vinciana, 651; Berlin Katalog, 2605; Riccardi, suppl. V, 150; Schlosser, pp. 415-417; The Mark J. Millard architectural collection, nr. 123.


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