M. T. Ciceronis Ad familiares epistolae. Interpretaztione & Notis illustravit Philibertus Quartier, è Societate Jesu, jussu christianissimi regis in usum serenissimi Delphini

Autore: CICERO, Marcus Tullius (106-43 a.C.)

Tipografo: apud Dionysium Thierry, viâ Iacobaeâ, sub signo urbis Lutetiae : et viduam Simonis Benard, viâ Iacobaeâ, è regione collegi Ludovici Magni

Dati tipografici: Paris, 1685


In 4to (mm. 255x183). Antiporta calcografica e pp. [8], XXXIV, [2], 614 [i.e. 620]. Segnatura: a4 e4 i4 o4 u4 aa2 A-HHhh4. Ripetute nella numerazione le cc. i2, Ccc3 e V1. L'antiporta è sottoscritta da Gantrel. Vignetta calcografica al frontespizio e testatina calcografica con lo stemma del delfino a c. a2r. Pergamena rigida coeva con titolo in oro su tassello al dorso, tagli marezzati. Lievi sporadiche fioriture, minime bruniture. Ottima copia.

Bell'edizione delle epistole familiari di Cicerone facente parte della collezione “Ad usum Delphini”. L'espressione “ad usum Delphini” nacque nella Francia dell'Ancien Régime e veniva riportata sui frontespizi dei testi classici greci e latini destinati all'istruzione dell'erede al trono di Francia Luigi (il Gran Delfino), figlio del re Luigi XIV e di Maria Teresa d'Asburgo. In questi testi venivano censurati i passi considerati scabrosi o comunque non appropriati per la giovane età del Delfino. La collezione comprende 64 volumi stampati tra il 1670 e il 1698 per ordine del precettore del Gran Delfino, Charles de Sainte-Maure, duca di Montausier, e sotto la supervisione di Jacques Bénigne Bossuet e di Pierre-Daniel Huet.


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