Pensieri economici relativi al regno di Napoli

Autore: PALMIERI, Giuseppe (1721-1793)

Tipografo: Vincenzo Flauto a spese di Michele Stasi

Dati tipografici: Napoli, 1789


“IL COLBERT DEL REAME DI NAPOLI” (G. GALASSO)

 

In 8vo (mm. 177x112). Pp. [4], 158. Manca l'ultima carta bianca. Vignetta xilografica al frontespizio. Mezza pelle dell'Ottocento con titolo in oro al dorso, piatti e risguardi in carta marmorizzata, tagli picchiettati (lievi spellature al dorso). Fioriture sparse, ma copia più che buona.

 

PRIMA EDIZIONE. “Combattuta la teoria dei Fisiocrati, che ogni valore attribuivano all'agricoltura, negandolo alle arti, il Palmieri dichiarava che, date le condizioni del Reame, l'agricoltura deve avere il primo posto, e le arti essere sue ministre in guisa che siano d'accettarsi e favorirsi tanto quanto contribuiscano alla prosperità dell'agricoltura. Il primo ostacolo è il sistema fiscale. E il Palmieri si sofferma alle tre principali produzioni, minacciate dal sistema fiscale, le quali formano quasi tutto l'introito della Nazione, cioè la seta, l'olio e il grano […] Egli fu il più saggio ed efficace ispiratore delle riforme antifeudali, e spetta anche a lui il merito di avere ideato e proposto il primo Catasto napoletano” (Carano-Donvito, pp. 41-59).

“Dopo la pubblicazione delle Riflessioni sulla pubblica felicità[1787]costante in quegli anni di travagliata attività politico-amministrativa rimase anche la sua attività di pubblicista; infatti mandò alle stampe i Pensieri economici relativi al Regno di Napoli (Napoli 1789), le Osservazioni su varj articoli riguardanti la pubblica economia (ibid. 1790) e Della ricchezza nazionale (ibid. 1792). Opere, queste, che gli valsero l'encomio postumo di Eleonora Fonseca Pimentel che lo definì ‘il Colbert del Reame di Napoli' (G. Galasso, Il Mezzogiorno nella storia d'Italia, Firenze, 1984, p. 368)” (E. Riva, Palmieri, Giuseppe, in: “Dizionario Biografico degli Italiani”, LXXX, 2014, s.v.).

Originario di Martignano e di famiglia nobile, Palmieri fu un'importante personalità dell'Illuminismo napoletano. Trasferitosi a Napoli, dal 1734 intraprese la carriera militare e all'inizio degli anni 1740 seguì gli insegnamenti del famoso economista Antonio Genovesi. Lasciata le carriera militare nel 1762, fece ritorno in Terra d'Otranto per curare i possedimento di famiglia. Nel 1783 fu nominato amministratore delle dogane e nel 1787 divenne membro del Supremo Consiglio delle Finanze del Regno di Napoli, consiglio di cui assunse la direzione nel 1791. In questi anni di attività governativa collaborò con un altro grande rappresentante dell'Illuminismo partenopeo, Gaetano Filangieri. Morì a Napoli nel 1793.

 

G. Melzi, Dizionario di opere anonime e pseudonime, Bologna, 1982, II, p. 327; Catalogo unico, IT\ICCU\SBLE\010194; Einaudi, 4272; Kress (It.), 581; Cossa, p. 119.


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