Trattato di Musica secondo la vera scienza dell'armonia

Autore: TARTINI, Giuseppe (1692-1770)

Tipografo: Stamperia del Seminario, Giovanni Manfré

Dati tipografici: Padova, 1754


IL TERZO SUONO DI TARTINI

In 4to (mm. 255x189). Pp. [8], 175, [1] con 1 tavola calcografica ripiegata fuori testo, raffigurante un pentagramma e delle figure geometriche. Segnatura: a4 A-Y4. Con inoltre vari diagrammi ed una tavola musicale incisa in rame nel testo a c. X1r. Fregio xilografico al titolo. Mezza pergamena di poco posteriore con tassello e titolo in oro al dorso. Minimo restauro all'angolo inferiore esterno del titolo. Bellissima copia intonsa con barbe.

 

Prima edizione di questo importante, quanto controverso trattato di musica, nel quale l'autore per la prima volta descrisse il fenomeno del terzo suono, definendolo come un “suono di combinazione” prodotto dall'urto dei volumi di aria di altri due suoni protratti nel tempo. Molti anni più tardi il fisico tedesco Hermann Helmholtz lo chiamerà invece suono differenziale, perché frutto della differenza delle vibrazioni dei due suoni generatori.

Tartini fu un profondo innovatore della tecnica violinistica ed un grande insegnante di musica. Frutto del suo impegno teorico, il Trattato di musica suscitò da subito ampie polemiche. In esso, infatti, l'aspetto musicale finisce spesso per sovrapporsi in modo confuso a vaghe interpretazioni fisico-matematiche, che furono aspramente contestate già dai suoi contemporanei. Le competenze matematiche dell'autore vennero messe in discussione dal ginevrino Le Serre, al quale il primo replicò nel 1767 con una Risposta alla critica. Tuttavia, persino l'amico matematico Giordano Riccati, con cui Tartini fu in corrispondenza per molti anni, non poté non rilevare l'approssimativa preparazione matematica del grande violinista.

Giuseppe Tartini, originario di Pirano in Istria, fu educato prima a Capo d'Istria, quindi dal 1710 presso l'università di Padova, dove studiò legge. Grande appassionato di scherma, sposò segretamente una ragazza imparentata con il vescovo di Padova, Giorgio Cornaro. Temendo una possibile ritorsione di quest'ultimo, preferì fuggire, trovando rifugio presso il convento dei minoriti di Assisi, dove rimase per due anni praticando assiduamente il violino.

In seguito, perdonato dal Cornaro, fece ritorno a Padova. Dopo un breve soggiorno ad Ancona, dove intorno al 1716 sviluppò un modo nuovo di suonare il violino e scoprì il fenomeno del terzo suono, nel 1721 divenne direttore dell'orchestra di Sant'Antonio di Padova. Dal 1723 al 1726 fu a Praga presso la corte imperiale. Nel 1728 fondò a Padova una scuola di musica di fama internazionale, nella quale si formarono non solo violinisti come Maddalena Lombardelli, meglio conosciuta come Madame Sirmen, alla quale Tartini indirizzò la celebre Lettera inserviente ad una importante lezione per i suonatori di violino (Venezia, 1770), ma anche celebri compositori come Antonio Salieri.

Morì a Padova nel 1770. Sul piano teorico egli produsse anche la dissertazione De' principi dell'armonia musicale contenuta nel diatonico genere (Padova 1767) e il Traité des agréments, che fu pubblicato postumo a Parigi nel 1771.

 

Fetis, VIII, 186; RISM, II, 820; Gaspari, I, 259.


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