Canti

Autore LEOPARDI, Giacomo (1798-1837).
Tipografo Guglielmo Piatti
Dati tipografici Firenze, 
Prezzo 5.000,00
Canti

In 12mo (mm. 153x92). Pp. [2 bianche], 165, [1 bianca]. Cartone editoriale stampato, dorso abilmente rifatto in pergamena con titolo in oro. Lievi fioriture marginali su poche carte, ma ottima copia fresca e marginosa.

PRIMA EDIZIONE dei Canti comprendente in totale ventitre componimenti, di cui sei mai stampati in precedenza, che sono: Il Risorgimento, A Silvia, Le ricordanze, Canto notturno di un pastore vagante dell'Asia, La quiete dopo la tempesta e Il sabato del villaggio. Si tratta dei cosidetti “Grandi Idilli”, composti tra il 1829 e il 1831 e considerati come il massimo livello lirico raggiunto dal Leopardi ed uno dei vertici di tutta la poesia italiana. L'edizione recupera inoltre, con significative varianti, le Canzoni del 1824 e gli “Idilli” e i versi sciolti “Al Conte Carlo Pepoli” tratti dai Versi del 1826.

L'edizione è dedicata “Agli amici suoi di Toscana”, cui Leopardi rivolge il proprio ringraziamento per l'ospitalità e il sostegno ricevuto durante il suo soggiorno fiorentino. La stampa fu fatta per sottoscrizione e se ne fece editore lo stesso Leopardi, il quale era sempre a corto di soldi.

L'edizione fiorentina dei Canti, uscita presso Piatti nel marzo 1831 in 1000 esemplari, rappresenta la consacrazione di Leopardi come poeta lirico. La pubblicazione fu preceduta da un manifesto del luglio 1830 che Leopardi fece distribuire in tutta Italia, in cui già compariva il titolo di Canti. Non avendo ancora un editore, Leopardi cercava in questo modo di assicurarsi un numero di associati sufficienti per poter contrattare la stampa a condizioni favorevoli. In breve tempo arrivò ad oltre 600 richieste, cosa che gli premise di concordare con Piatti una tiratura di 1000 copie.

I rapporti tra il poeta e l'editore, tuttavia, non furono facili. Leopardi, scrivendo a Louis de Sinner il 24 dicembre del 1831, lamenta la scarsa diffusione dell'opera perfino in terra toscana a distanza di ormai otto mesi dalla pubblicazione, attribuendola “alla negligenza del Piatti”. Il poeta parve però apprezzare la cura grafico-editoriale dell'edizione che, scrivendo a Paolina, definì “molto pulita, legata in cartoncino alla bodoniana”.

G. Mazzatinti & M. Menghini, Bilbiografia leopardiana, Firenze, 1931, nr. 670; Parenti, p. 308; Benedettucci, p. 36; Catalogo del fondo leopardiano, nr. 99; De Robertis, Canti edizione critica, pp. liv-lxi.

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