La caduta del regno dell’Amazzoni festa teatrale fatta rappresentare in Roma dall’eccellentissimo signor Marchese di Coccogliudo ambasciatore della maestà del Re cattolico per le augustissime nozze dalla [sic] sacra real maestà di Carlo II. Re delle Spagne e della Principessa Marianna contessa palatina del Reno. Dedicata alla maestà della Regina sposa

Autore: DE TOTIS, Giuseppe Domenico (1644-1707)

Tipografo: Stamperia Camerale.

Dati tipografici: Roma,   1690

Formato: in folio

In folio (mm. 266x195). Pp. [10], 70. Fregio sul frontespizio. Mancano le 13 tavole ripiegate fuori testo disegnate da Girolamo Fontana e incise da Alessandro Specchi, Giovanni Francesco Venturini, Luzio Bonomi, Francesco Buffettini e Pietro Paolo Petrucci. Autore della musica Bernardo Pasquini. Pergamena floscia coeva con decori angolari e duplice bordura impressi in oro ai piatti (fortemente macchiata). Alcuni aloni e macchie marginali, ma nel complesso buona copia genuina.

Prima edizione. “I modelli spagnoli e il gusto per l'allegoria - costanti nel teatro romano del Seicento - ritornano ad influenzare l'opera più nota del De Totis, La caduta del regno delle Amazzoni, musicata da Bernardo Pasquini, tratta da Las Amazonas de Scitia di A. de Solis y Ribadeneira. La ‘festa teatrale' fu fatta rappresentare in Roma dall'ambasciatore spagnolo, il marchese di Coccogliudo, a palazzo Colonna il 15 gennaio 1690 per festeggiare le nozze di Carlo II di Spagna e Marianna del Palatinato Neuburg, cui il D. dedicò il testo (edito in Roma nel 1690). La festa si distinse per la partecipazione, di solito vietata in Roma, di donne canterine e, soprattutto, per lo splendido assetto scenografico affidato a G. Fontana e tramandatoci dalle incisioni di G.B. Venturino. La scelta di temi allegorici e mitologici è dettata anche da motivi pratici: la rappresentazione non si poté giovare di scene sfarzose, come accadeva di norma a Vienna e a Monaco, e queste ultime furono quindi sostituite con motivi allegorici realizzati senza l'impiego di congegni scenici. Nei due intermezzi e nel prologo si concentrano i movimenti implicanti macchine e scenografie, mentre l'azione melodrammatica in tre atti si svolge entro le usuali strutture, con prevalenza di interni a prospettiva centrale, nella tradizione cinquecentesca: è nell'iconografia e nelle mutazioni di scena, ingegnose ma verosimili, che compaiono elementi di novità” (D.B.I., XXXIX, 1991, G. Romei).

Catalogo unico, IT\ICCU\MUS\0017611; Sartori, 4348; Manferrari, III, p. 45.


[8512]