Gratulatio ad Pium II pro foelici, ac secundo ex Mantuana peregrinatione reditu. Dialogus de optimo vitae genere deligendo. De monachis erudiendis. Manoscritto miniato su pergamena, in latino. [Firenze, 1460]

Autore: ALIOTTI, Girolamo (1412-1480)

Tipografo:

Dati tipografici:


Mm. 253x181. Carte ii + 139 non numerate + ii. Completo. 14 fascicoli. Segnatura: 1-1310, 149-10 (manca l'ultima carta bianca). Sono bianche le carte 2/10r, 14/8v e 14/9r-v. Rimandi scritti in basso al centro dell'ultima pagina di ogni fascicolo ad eccezione dei fascicoli 2 e 4. Testo di mm. 164x90 su una colonna, 28 linee. La prima iniziale di ogni paragrafo è posta fuori dallo specchio di scrittura. Rigatura in inchiostro marrone chiaro. Testo vergato in inchiostro marrone da una sola mano in elegante scrittura umanistica. Titoli e nomi degli interlocutori in inchiostro rosso pallido. Armi miniate di papa Pio II alla prima carta e a c. 2/8r (vedi sotto), numerose iniziali in oro con decori in bianco di tralci di vite intrecciati (vedi sotto). Segni di paragrafo in blu su una linea alle carte 2/8v, 2/9r, 2/10v e 4/10v. Legatura tedesca del primo Novecento in piena pelle di scrofa su assi di legno con ricche impressioni a secco, dorso a nervi, risguardi marmorizzati, tagli dorati e goffrati (abile restauro alla cerniera superiore). Prima carta leggermente sporca, quattro piccoli fori tondi di tarlo nel margine esterno bianco delle prime carte che si riducono gradualmente ad uno prima di sparire del tutto, qualche lieve macchia marginale, antico restauro al margine inferiore bianco della carta 14/3 ben lontano dal testo. Nel complesso ottimamente conservato e di grande freschezza.

 

Contenuto

Cc. 1/1r-2/7v: G. Aliotti, Ad Maximum beatissimumq; Pontificem Pium II. Pro felici ac secundo ex Mantuana peregrinatione reditu (G. Aliotti, Epistolae et opuscula, II, pp. 323-345).
Inc. “Ego beatissime pater cum per hos superiores dies Roma rediens”
Expl. “meae gratulationis cantus adoriar sic placet “
Segue poema in 78 versi (cc. 1/8r-2/9v: inc. “Inclita signa uago lumen radiantia mundo”)

Cc. 2/10v-4/10r: G. Aliotti, Dialogus de optimo vite genere deligendo (C. Caby, Réseaux sociaux, pratiques culturelles et genres discursifs: à propos du dialogue De optimo vitae genere, pp. 461-482).
Inc. “Nuper apud foianum agri aretini opidum”
Expl. “Hiero. Vale o cimber! Mar. valete & reliqui. Finis”

Cc. 4/10v-14/8r: G. Aliotti, De monachis erudiendis (G. Aliotti, Epistolae et opuscula, II, pp. 176-292).
Inc. “Plerosque nostrorum temporum religiosos”
Expl. “beatissimi martiris donati inscriptum nomini atque constructum. Finis”

 

Decorazioni

- c. 1/1r: in bas-de-page armi di Papa Pio II Piccolomini (mm. 55x109), entro uno scudo, in blu ed oro con estensioni floreali in rosso, verde, porpora e oro;

- c. 2/8r: ampia miniatura (mm. 112x78) recante al centro le armi di Pio II in argento brunito, blu ed oro sormontate dalla mitra in bianco e oro, e circondate da una corona di alloro sorretta da due putti alati; lo sfondo è rosso con venature bianche, mentre i putti e la bordura a motivi di tralci di vite intrecciati sono in blu, rosso e verde; attaccata alla miniatura si trova un'iniziale su tre linee in oro con motivi di tralci di vite intrecciati in bianco (mm. 18x19);

- 5 iniziali su 4, 5 o 6 linee in oro con di tralci di vite intrecciati in bianco (mm. 34x31 mm) e sfondo blu, rosso e verde;

- 14 iniziali in oro più piccole (mm. 18x13 mm) che alternano uno sfondo blu, rosso o verde con motivi decorativi in bianco.

 

Provenienza

-Enea Silvio Piccolomini (1405-1464), papa Pio II, dono dell'autore;

-“Dr. Adolph […]horn”, piccolo timbro rotondo sulla prima carta, ripetuto alla c. 14/8r;

-Moritz Diesterweg (1834-1906), editore e libraio a Francoforte: al verso del primo risguardo si trova incollata una busta contenente un pezzo di un biglietto da visita del Diesterweg con alcune note a matita (‘Pius II Aeneas Sylvius Piccolomini in humanistischen Minuskel geschrieben, sehr gut erhalten') ed un foglio di carta spessa più volte ripiegato contenente varie note a matita su entrambe i lati (lato A: “Hieronymi Aretini monachis eruditis gehört Papst Pius II 1440. Dedicationexempl. Manuscript auf Pergament in humanistischen Minuskel 2 Teile nebst Einleitung u. Widmung am Papst Eugen IV (Aeneas Silvio Piccolomini ) mit 19 blauen Initialen, 2 Bordüre auf 1 Blatt, 1 schönes Kopfstich mit Papstwappen in 4 Farben”; lato B: “Mk 900- Widmung an Papst in Hexameter in einen gepresste neueren Holzband. Vollständiges als das Exemplar in der Libreria Vaticana segnanto [sic] del num. 1063 139 Blatt. Aretino Girolamo Abate di Santa Flora Allen Maggs - Breslauer, R. - H. Rosenthal L. Bibl. Vatic. Hiesermann”).

 

ECCEZIONALE MANOSCRITTO DI GRAN LUSSO PRODOTTO NELL'OFFICINA FIORENTINA DEL PRINCIPE DEI LIBRAI DELL'EPOCA VESPASIANO DA BISTICCI ED OFFERTO IN DONO A PAPA PIO II PICCOLOMINI DALL'ABBATE ED UMANISTA ARETINO GIROLAMO ALIOTTI.

 

Girolamo Aliotti, aretino di nascita e dal 1446 priore del monastero benedettino di S. Flora e S. Lucilla, era sempre stato molto zelante nel promuovere se stesso e i suoi famigliari, e il presente manoscritto offre la prova lampante delle diverse strategie da lui adottate nel tentativo di raggiungere uno status sociale più elevato, nonché del particolare uso e riutilizzo dei suoi scritti per ottenere un nuovo e più efficace mecenatismo. Aliotti riuscì a costruire una vasta rete di raccomandazioni e favori reciproci non solo all'interno - come afferma Carlo Ginzburg - del “clan degli umanisti aretini”, ma anche a Roma e in altre città italiane, come testimonia un voluminoso manoscritto conservato presso la Biblioteca Città d'Arezzo (ms. 400), nel quale raccolse un'ampia selezione delle sue lettere. Tra i suoi numerosi corrispondenti spiccano in particolare i nomi di Ambrogio Traversari, Poggio Bracciolini, Giovanni Tortelli, Carlo Marsuppini, il veronese Guarino e Leonardo Bruni.

Aliotti aveva conosciuto l'umanista senese Enea Silvio Piccolomini (1405-1464) nei primi anni della loro comune formazione al Ginnasio di Siena. Piccolomini è una delle figure più interessanti e poliedriche del Rinascimento italiano; fu diplomatico oltre che scrittore prolifico, avendo composto anche poesie e prose d'amore, e nel 1442 fu incoronato poeta laureato dall'imperatore Federico III. Fu eletto papa nel 1458 e prese il nome di Pio II, un riferimento al “pio Enea”, l'eroe dell'epopea di Virgilio: in questo contesto è ben nota la sua frase “Eneam suscipite, Pium recipite”.

Sfruttando questa conoscenza giovanile, Aliotti decise di tentare la fortuna. Inizialmente compose, in onore del papa, l'elogiativa Oratio pro Populo Florentino, e gliela inviò, senza tuttavia sortire un gran effetto. All'inizio del 1460 egli venne a sapere che Pio II, sulla via di ritorno da Mantova a Roma, intendeva soggiornare a Siena, sua città natale. Aliotti non si lasciò sfuggire l'occasione e - forse per intercessione di uno dei suoi patroni, il cardinale Juan de Torquemada (1388-1468) - riuscì ad ottenere dal nuovo pontefice romano un invito all'aula pontificia. Per l'occasione Aliotti scrisse la Gratulatio ad Pium II pro foelici, ac secundo ex mantuana peregrinatione reditu e decise di commissionare come dono per il papa un lussuoso manoscritto contenente questo testo elogiativo insieme ad altre due sue opere, il Dialogus de optimo vitae genere deligendo e il De monachis erudiendis

Sappiamo che egli non badò a spese per preparare questo manoscritto destinato ad un cotanto illustre personaggio. Dallo zio materno - il ricco mercante di lana Paolo di Nanni Spadari - Aliotti ricevette infatti la somma di 70 fiorini per finanziare il suo viaggio a Siena e per la realizzazione del codice per il papa. Come attestano le fonti conservate presso l'Archivio Capitolare di Arezzo e, soprattutto, il manoscritto di Gabriele Maria Scarmagli Synopsis Monumentorum SS. Florae et Lucillae, la trascrizione dei testi e le miniature furono commissionate nientemeno che al libraio fiorentino Vespasiano da Bisticci (1421-1498), figura affermata di fama internazionale nella produzione di manoscritti miniati che annoverava tra i suoi clienti re, papi, cardinali e vescovi, oltre a numerosi eminenti e ricchi studiosi in tutta Europa. Il libro contabile dell'Aliotti, trascritto da Scarmagli ed ora perduto, riporta la somma pagata a Vespasiano, probabilmente in anticipo, già il 2 gennaio 1460, “quando fece scrivere il Dialogo al papa, per la miniatura” (G.M. Scarmagli, Synopsis Monumentorum SS. Florae et Lucillae, p. 943), cioè per la copiatura e la decorazione del dialogo poi donato a papa Pio II.

IL PRESENTE CODICE APPENA RITROVATO, CONOSCIUTO DAGLI STUDIOSI MA RITENUTO FINO AD OGGI PERDUTO, È QUINDI PROPRIO IL MANOSCRITTO INDICATO DALLO SCARMAGLI.

Il manoscritto è un vero e proprio capolavoro: la pergamena utilizzata è di altissima qualità, la scrittura è estremamente elegante ed accurata, l'impaginazione è spaziosa ed armoniosa, le iniziali sono state eseguite con gusto squisito. La trascrizione dei testi fu affidata a uno scriba umanista non ancora identificato ma di grande talento, mentre i due stemmi papali - soprattutto quello più grande sorretto da due putti alati (c. 2/8r) - furono verosimilmente eseguiti da uno dei miniatori più vicini a Vespasiano e sono presumibilmente da attribuire a Francesco di Antonio del Chierico (1433-1488) o alla sua bottega, come paiono suggerire alcuni elementi decorativi e la composizione dei colori. Attraverso Vespasiano da Bisticci, Francesco di Antonio del Chierico lavorò per diversi committenti principeschi, tra cui la famiglia Medici, Federico da Montefeltro, duca di Urbino, Luigi XI, re di Francia, e Mattia Corvino, re d'Ungheria.

Il 5 febbraio del 1460 Aliotti si recò a Firenze per ritirare il manoscritto miniato che aveva commissionato; pochi giorni dopo arrivò a Siena, in sella al cavallo acquistato con il denaro dello zio e, per accrescere il suo prestigio, con un cappellano e due monaci al seguito. Nell'aula pontificalis poté finalmente incontrare Pio II e offrirgli il suo prezioso dono manoscritto (cfr. G.M. Scarmagli, Synopsis Monumentorum SS. Florae et Lucillae, p. 943).

Il manoscritto si apre con la Gratulatio ad Pium II, scritta in forma di dialogo immaginario tra il nipote del papa Guidantonio Piccolomini e lo stesso Aliotti. Il dialogo riguarda un argomento particolarmente attuale per l'epoca ed un tema molto scottante per Pio II, ovvero la crociata contro i Turchi ottomani che avevano conquistato Costantinopoli nel 1453. Nel 1459 Pio II aveva infatti convocato a Mantova un conciglio per discutere il suo progetto di una crociata con i rappresentanti dei maggiori stati europei, iniziativa fortemente sostenuta anche dal cardinale Torquemada, patrono dell'Aliotti. I lavori si aprirono a Mantova il primo giugno del 1459 e il papa pronunciò varie orazioni sui vantaggi di una guerra contro il sultano turco Maometto II. I suoi sforzi, tuttavia, furono vani e il concilio si chiuse in modo fallimentare nel gennaio del 1460. Deluso, Pio II partì per Siena in compagnia della fedele Torquemada.

La Gratulatio difende con forza l'idea di una crociata contro i Turchi e dell'unità dei cristiani tanto auspicata dal papa, e si conclude con un poema di 78 versi in lode del Piccolomini e della sua politica di riconquista di Costantinopoli. L'opera di Aliotti rappresenta quindi una testimonianza interessante e al tempo stesso poco studiata del fervore di quegl'anni intorno alla questione turca. Inoltre, la Gratulatio offre una delle primissime testimonianze d'interesse dell'Occidente cristiano per la Turchia moderna. L'opera fu scritta da Aliotti appena sette anni dopo la caduta di Costantinopoli, avvenuta nel 1453, un evento che “ebbe un enorme impatto psicologico e intellettuale [...] e intensificò un crescente interesse per l'avanzata turca” (N. Bisaha, Creating East and West, p. 63). Fino alla scoperta di questa versione “originale”, il testo della Gratulatio di Aliotti era tramandato solamente da un codice miscellaneo del 1461 conservato presso la Biblioteca Nazionale di Firenze (cod. Magl. XXI.151). 

L'intento adulatorio dell'Aliotti è manifesto, e anche gli altri due testi inclusi nel presente manoscritto - il Dialogus de optimo vitae genere deligendo e il De monachis erudiendis - rientrano perfettamente nella stessa strategia volta ad ingraziarsi papa Piccolomini e ad ottenerne la protezione. Entrambe le opere erano state composte nel corso degli anni Trenta del Quattrocento, ed erano state inizialmente dedicate dall'Aliotti ad altri mecenati per conquistarne il favore. Aliotti considerava infatti la sua produzione letteraria come una “monnaie d'échanges de faveurs” (C. Caby, Autoportrait d'un moine en humaniste, p. 298). Nel presente manoscritto ciascuna delle tre opere è introdotta da quattro versi di dedica a Pio II, che si trovano scritti sul verso della carta antecedente quella che contiene l'inizio del testo dedicato.

Il Dialogus de optimo vitae genere deligendo è la prima opera composta da Aliotti. Il testo fu scritto nel 1437 ed originariamente dedicato al vescovo di Spalato e futuro arcivescovo di Firenze Bartolomeo Zabarella (morto nel 1445). La nuova dedica in versi a papa Piccolomini – “Ad maximum ponteficem Pium secundum versiculi ante dialogum hunc de optimo vite genere deligendo” - comprende anche una captatio benevolentiae che previene la possibile critica dell'opera come giovanile (“Iunior haec scripsi mitior erga legas”). Della versione del 1437, compresa la dedica a Zabarella, si conosce un solo codice, oggi conservato presso la Biblioteca Casanatense di Roma (ms. 4063). La nuova versione dedicata a Pio II era, fino ad oggi, tramandata da due manoscritti, conservati rispettivamente presso la Biblioteca Città d'Arezzo (ms. 459) e la Biblioteca Marciana di Venezia (Marc. lat. XIC.180, 4467), evidentemente da considerarsi copie, con alcune varianti testuali, del presente manoscritto “originale” appena scoperto.

Il terzo e più esteso testo incluso nel presente codice è forse l'opera più celebre dell'Aliotti, ossia il dialogo De monachis erudiendis, composto intorno al 1439. Diviso in due libri, l'opera rappresenta una sorta di manifesto per una riforma della vita monastica, che vorrebbe porre rimedio al declino dei monasteri favorendo gli studi umanistici. Aliotti aveva già presentato questo scritto ad un papa nel 1445: la Biblioteca Vaticana conserva infatti il manoscritto di dedica con il quale Aliotti offrì in dono il De monachis erudiendis ad Eugenio IV (Vat.lat. 1063), nella speranza di riceverne in cambio dei benefici ecclesiastici. Il codice vaticano, la cui decorazione e scrittura sono comunque di qualità inferiore al presente, è introdotto da un'epistola consultoria ad Eugenio IV, che Aliotti riutilizza anche nel presente manoscritto, questa volta facendola precedere da una breve dedica metrica a Pio II.

Il 6 novembre del 1445 Aliotti inviò al papa una supplica per ottenere come ricompensa il beneficio dell'abbazia di San Fedele di Strumi a Poppi, presso Arezzo. Analogamente, nel 1460, cercò di riutilizzare il De monachis erudiendis per ottenere da Pio II un vescovado, forse quello di Civita Castellana in Umbria, il cui vescovo Rodolfo era allora in precarie condizioni di salute. Aliotti evidentemente sperava che il suo progetto di riforma della vita monastica, che prevedeva di trasformare i monasteri in vere e proprie accademie umanistiche, sarebbe forse stato più gradito a Pio II, il papa umanista per eccellenza. Egli rielaborò quindi il testo, correggendo vari errori di scrittura e modificando in parte la sezione dedicata allo studio della filosofia. Di conseguenza, il testo del De monachis erudiendis incluso nel presente manoscritto è ben diverso da quello riportato dal codice vaticano. Il presente manoscritto è quindi non solo uno splendido esempio di produzione libraria umanistica fiorentina, ma è anche di grande importanza dal punto di vista testuale.

Purtroppo, anche questo omaggio a Pio II non sortì l'effetto sperato. L'8 giugno del 1460 - appena un giorno prima della morte dell'arcivescovo Rodolfo - Aliotti scrisse personalmente a papa Piccolomini, facendo leva ancora una volta sulla loro familiarità derivante dai comuni studi di litterarum bonorumque artium presso l'Università di Siena, nonché i loro comuni interessi culturali. Anche questa volta, tuttavia, la supplica dell'Aliotti cadde nel vuoto, tant'è che il 31 agosto egli inviò una lettera al cardinale Torquemada, chiedendo il parere di Pio II sulla sua Gratulatio. Torquemada rispose educatamente: il papa aveva ovviamente apprezzato le opere dell'Aliotti, ma aveva potuto leggerne solo poche pagine, a causa dei suoi “maiores et continua occupationes” (Epistolae et opuscula, II, pp. 369-370).

Aliotti sarebbe rimasto priore del monastero di Santa Flora e di Santa Lucilla fino alla sua morte nel 1480, mentre il lussuoso e costoso manoscritto commissionato a Vespasiano da Bisticci rimase tra gli scaffali della grande biblioteca che Pio II aveva raccolto nella sua residenza senese. Di fatto, il manoscritto non entrò mai nemmeno nella Biblioteca Vaticana e fu ereditato - insieme alla maggior parte della biblioteca senese del papa - dai suoi nipoti. I libri di Pio II furono poi dispersi e i manoscritti con il suo stemma papale sono attualmente sparsi in varie biblioteche europee e americane.

Poco o nulla si sa della storia successiva del presente codice. Alcuni indizi sono offerti dalla legatura e dalle schede allagate al volume (per cui vedi sopra), che ne attestano la circolazione in area tedesca agli inizi del secolo scorso. Un'ipotesi è particolarmente intrigante: un possibile collegamento potrebbe in effetti essere rappresentato dall'umanista e celebre editore ungherese di testi classici János Zsámboky (1531-1584), meglio noto come Johannes Sambucus.

Sambuco viaggiò molto in Italia tra il 1553 e il 1558, anno in cui entrò alla corte imperiale di Vienna. Tornò poi a soggiornare in Italia negli anni Sessanta del Cinquecento, recandosi anche a Siena, dove conobbe bene la comunità tedesca residente in quella città. Sambuco fu uno dei più grandi bibliofili del Cinquecento e, senza dubbio, il più grande collezionista di manoscritti della sua epoca. Le difficoltà economiche lo costrinsero a vendere un numero consistente di suoi manoscritti alla Biblioteca Imperiale di Vienna. Tra i codici di Sambuco, la Österreichische Nationalbibliothek conserva il manoscritto autografo della Historia Austrialis di Piccolomini, che fu acquistato dall'umanista ungherese proprio a Siena, con ogni probabilità dalla famiglia Piccolomini. Come rivela la sua corrispondenza, Sambuco aveva un vivo interesse per la Turchia e le relazioni turco-ungheresi. In quell'occasione, a Siena, egli potrebbe quindi aver acquistato anche questo codice, che - attraverso la Gratulatio di Aliotti - riafferma l'appello di Pio II per l'unità dei cristiani contro i Turchi ottomani. Un manoscritto di tale fattura, prodotto da Vespasiano da Bisticci e dedicato a Papa Piccolomini, potrebbe quasi certamente aver attirato l'attenzione e le brame di un collezionista raffinato come Sambuco.

 

Bibliografia

G. M. Scarmagli, Synopsis Monumentorum SS. Florae et Lucillae, Archivio Capitolare Arezzo [1740];

G. Aliotti, Epistolae et opuscola, Gabrielis Mariae Scarmalii... notis, & observationibus illustrata... Arretii 1769, 2 voll;

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