Consolatoria di F. Sabba di Castiglione

Autore CASTIGLIONE, Sabba (1480-1554).
Tipografo Giovanni Maria Simonetta
Dati tipografici Bologna, 
Prezzo Venduto/Sold
Consolatoria

In 4to (mm 208x145). Carte [16]. Segnatura: A-D4. Antichi rinforzi al margine interno di alcune carte, fori di tarlo, ben lontano dal testo, al margine interno delle carte del fascicolo B, nel complesso bella copia marginosa, con minime fioriture, stampata su carta forte. Legatura in cartoncino posteriore con titolo manoscritto al dorso. Due ex libris presenti al contropiatto anteriore: ‘Ex libris Jacobj Manzoni' e ‘Bib. Bracchini'.

Rarissima prima edizione della prima significativa opera a stampa di Sabba da Castiglione in esemplare proveniente dalla prestigiosa biblioteca del Conte Giacomo Manzoni (cfr. Bibl. Jacques Manzoni, II, p. 452, nr. 6122). A differenza della Barona (1507 ca.) e del Lamento pietoso (Venezia, 1528), scritti giovanili apparsi senza l'autorizzazione dell'autore, nel caso della Consolatoria, fu Fra Sabba a decidere di pubblicare l'operetta, supervisionando, pare, anche passo passo le operazioni di stampa (cfr. C. Scarpati, Ricerche su Sabba Castiglione, in: “Studi sul Cinquecento italiano”, Milano, 1982, p. 42).

Si tratta di una lettera consolatoria indirizzata alla poetessa Camilla Scarampi per la morte del marito, che fu composta dal Sabba il 25 novembre del 1517 durante il suo soggiorno a Rodi. Il testo è preceduto da una dedica del Sabba a Jacopo Guicciardini, vicepresidente di Romagna, datata Faenza 15 marzo 1527, nella quale l'autore ricorda di aver sottoposto la sua operetta all'attenzione di Nicolò Machiavelli e Panfilo Sassi, chiedendo loro se fosse degna di essere pubblicata (M.C. Tarsi, Una poetessa nella Milano di primo Cinquecento, Samilla Scarampi, in: “Giornale storico della letteratura italiana”, 192/639, 2015, pp. 414-451).

“Altro discorso va fatto per la Consolatoria del 1517, frutto di un momento di ozio forzato (il secondo soggiorno a Rodi), ma anche incunabolo e verifica di nuove modalità di scrittura, che Sabba ritenterà nell'ultimo decennio della sua vita, dopo aver rinunciato nel 1544 alla commenda a favore del nipote. La decisione di dare alla stampe la Consolatoria va vista come un esperimento o, se si preferisce, la deliberata assunzione di un rischio: esperimento e rischio di cui Sabba non ebbe a pentirsi, se è vero, com è vero, che nel 1553 decise di far trascrivere la Consolatoria di seguito ai Ricordi nel manoscritto di Faenza e nel perduto esemplare di tipografia (donde l'accoppiata d'autore Ricordi-Consolatoria nell'edizione veneziana postuma, del 1554, e nella tradizione successiva)” (P. Trovato, La lingua di Sabba, in: “Sabba da Castiglione, 1480-1554. Dalle corti rinascimentali alla Commenda di Faenza, Atti del convegno, Faenza, 19-20 maggio 2000”, A.R. Gentilini, ed., Firenze, 2004, pp. 82-83).

Discendente dalla storica famiglia cui appartenne anche il celebre Baldassare Castiglione, Sabba nacque in Milano intorno al 1480. Divenuto cavaliere gerosolimitano, militò a Rodi dal 1505 al 1508, poi si stabilì a Roma, dove giunse alla carica di procuratore generale dell'Ordine. Ottenuta nel 1517 la commenda di S. Maria Maddalena in Faenza, si stabilì e visse là fino alla morte, nel 1554, dedicandosi ad opere di pietà, all'istruzione dei bambini poveri, agli amati studi letterari e alla sua passione di collezionista d'oggetti archeologici e libri rari. La sua opera più celebre sono i Ricordi ovvero ammaestramenti, pubblicati per la prima volta a Bologna nel 1546 e ristampati per oltre venticinque volte nel solo Cinquecento (cfr. F. Petrucci, Sabba da Castiglione, in: “Dizionario biografico degli italiani”, XXII, 1978, pp. 100-106).

Edit 16, 10156 (solo quattro copie censite). Apparentemente nessuna copia in America.

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